La regola 50/30/20 divide lo stipendio netto in tre parti: 50% ai bisogni, 30% ai desideri, 20% al risparmio. Con 1.600 € netti al mese fanno 800 €, 480 € e 320 €. Con la tredicesima il netto dell'anno cresce: spalmato su dodici mesi, con tredici mensilità uguali, diventa 1.733 € al mese. Il calcolatore qui sotto fa il conto sul tuo netto (aggiornato a ottobre 2026).
Calcolatore 50/30/20: quanto va a bisogni, desideri e risparmio
Scrivi lo stipendio netto che arriva sul conto nei mesi normali e quante mensilità ricevi in un anno. Il calcolatore somma il netto annuo, lo divide per dodici e ti dà la ripartizione con la regola classica e con le due varianti più usate quando la casa pesa tanto. Se non conosci il netto, ricavalo dalla RAL con il calcolo dello stipendio netto.
Netto annuo 20.800,00 €: spalmato su dodici mesi fa 1.733,33 € al mese. È la base su cui si divide.
| Regola | Bisogni | Desideri | Risparmio |
|---|---|---|---|
| 50/30/20 | 866,67 € | 520,00 € | 346,67 € |
| 60/20/20 | 1.040,00 € | 346,67 € | 346,67 € |
| 70/20/10 | 1.213,33 € | 346,67 € | 173,33 € |
In alternativa, la strada che consigliamo in questa guida: dividi con il 50/30/20 solo le dodici mensilità ordinarie e manda la tredicesima tutta al risparmio. Così in un anno metti da parte 5.440,00 €, il 26,2% del netto annuo.
La tredicesima netta di solito è un po' più bassa di uno stipendio netto, perché non ha le detrazioni: se la conosci, scrivila nel campo della mensilità aggiuntiva. Risultati indicativi, non consulenza.
I punti chiave
- Calcolo: netto × 0,5 ai bisogni, × 0,3 ai desideri, × 0,2 al risparmio. La base è il netto, mai la RAL.
- Con 1.600 € netti fanno 800 €, 480 € e 320 € al mese: 3.840 € di risparmio in un anno, tredicesima esclusa.
- Tredicesima e quattordicesima: o le spalmi sui dodici mesi, o le mandi intere al risparmio. La seconda strada regge meglio.
- Con l'affitto medio di 438 € al mese (ISTAT, 2025) e un netto sotto i 1.500 €, il 50/30/20 non chiude: meglio 60/20/20 o 70/20/10.
- Nel 2025 le famiglie italiane hanno risparmiato l'8,0% del reddito disponibile (ISTAT): il 20% della regola è un traguardo, non il punto di partenza.
Regola 50/30/20: esempio con 1.300, 1.600 e 2.000 € netti
Con 1.300 € netti la regola dà 650 € ai bisogni, con 1.600 € 800 €, con 2.000 € 1.000 €. La tabella mostra gli importi sulle dodici mensilità ordinarie, tredicesima esclusa: è il bilancio di un mese normale.
| Netto mensile | Bisogni (50%) | Desideri (30%) | Risparmio (20%) | Risparmio in 12 mesi |
|---|---|---|---|---|
| 1.300 € | 650 € | 390 € | 260 € | 3.120 € |
| 1.600 € | 800 € | 480 € | 320 € | 3.840 € |
| 2.000 € | 1.000 € | 600 € | 400 € | 4.800 € |
Calcolo: netto × 50%, 30% e 20%; risparmio annuo = 20% × 12. La tredicesima, se la mandi al risparmio, si aggiunge a quest'ultima colonna.
Cosa dice la tabella, riga per riga
1.300 € netti. Il 50% sono 650 €. Se paghi l'affitto medio italiano, 438 € al mese per le famiglie in affitto (ISTAT, 2025), restano 212 € per spesa, bollette e trasporti. Chi vive da solo spende in media 374 € al mese solo di alimentari (ISTAT, 2025; il resto delle sue voci è in quanto spende una persona al mese). Qui la regola classica non chiude, e non è colpa tua: parti da 70/20/10. Come si regge un mese a quel livello lo spieghiamo in come vivere con 1.000 euro al mese.
1.600 € netti. 800 € di bisogni: dopo un affitto nella media ne restano 362 €. Fattibile in una città media, stretto in una grande città. Il 60/20/20 dà 960 € ai bisogni e tiene il risparmio al 20%, a spese dei desideri.
2.000 € netti. 1.000 € di bisogni lasciano 562 € dopo l'affitto medio: qui la regola tiene anche da soli. Il bilancio completo di questa fascia, con e senza affitto, è nella guida su come vivere con 1.500 euro al mese.
Prima di scegliere la variante, guarda quanto spendi voce per voce con il calcolo delle spese mensili.
Dove si colloca il tuo netto rispetto agli altri lavoratori lo dice la guida sullo stipendio medio in Italia; quanto risparmiano davvero le famiglie, mese per mese, è in quanto risparmiano gli italiani.
Che cos'è la regola 50/30/20 e chi l'ha inventata?
La regola 50/30/20 è un metodo per dividere il reddito netto mensile in tre categorie: 50% ai bisogni, 30% ai desideri, 20% al risparmio o al rimborso dei debiti. L'hanno proposta Elizabeth Warren, docente di diritto a Harvard e poi senatrice statunitense, e sua figlia Amelia Warren Tyagi nel libro «All Your Worth: The Ultimate Lifetime Money Plan» (2005).
Da dove nasce la regola 50/30/20
Warren e Warren Tyagi presentarono la regola come risposta all'indebitamento delle famiglie statunitensi. L'idea centrale del libro: i guai finanziari raramente nascono da un caffè di troppo, nascono dagli impegni fissi (rate, affitto, finanziamento dell'auto) che divorano una fetta troppo grande delle entrate. Le tre parti servivano a rimettere in equilibrio bisogni, piaceri e futuro. Fonte: Warren E., Warren Tyagi A., «All Your Worth» (2005).
Cosa rientra in ciascuna categoria?
| Categoria | Cosa comprende | Il test |
|---|---|---|
| Bisogni (50%) | Affitto o rata del mutuo, luce, gas e acqua, connessione, spesa alimentare, mezzi o carburante per il lavoro, assicurazioni obbligatorie, rata minima dei prestiti | Senza questo perdo la casa o non arrivo a fine mese? |
| Desideri (30%) | Ristoranti e bar, streaming, palestra, abbigliamento oltre il necessario, viaggi, acquisti d'impulso | Mi fa piacere, ma sopravviverei senza? |
| Risparmio (20%) | Fondo di emergenza, rimborso del debito oltre la rata minima, un obiettivo con una data (casa, auto, viaggio) | Lavora per il mio futuro o mi protegge da un imprevisto? |
Attenzione ai desideri travestiti da bisogni: sull'estratto conto arrivano come «ADDEBITO SDD», l'addebito diretto SEPA, ed escono da soli come una bolletta. Lo streaming resta un desiderio anche quando non devi più pagarlo a mano. Se non sai quanto ti costano, parti da dove finiscono i miei soldi.
Regola 50/30/20 in Excel o Fogli Google: lo schema da copiare
Per la regola 50/30/20 in Excel bastano nove righe e quattro formule. Il pulsante nel calcolatore copia lo schema già compilato con i tuoi numeri: aprilo in Excel o in Fogli Google, clicca la cella A1 e incolla. Se preferisci scriverlo a mano, eccolo:
| Riga | Colonna A | Colonna B |
|---|---|---|
| 1 | Voce | Importo |
| 2 | Netto mensile | 1600 |
| 3 | Mensilità | 13 |
| 4 | Netto di ogni mensilità aggiuntiva | 1600 |
| 5 | Netto annuo | =B2*12+B4*(B3-12) |
| 6 | Media mensile | =B5/12 |
| 7 | Bisogni (50%) | =B6*50/100 |
| 8 | Desideri (30%) | =B6*30/100 |
| 9 | Risparmio (20%) | =B6*20/100 |
Le formule usano solo moltiplicazioni e divisioni per numeri interi, quindi funzionano uguali con la virgola italiana e con il punto. Per la variante 60/20/20 cambia 50 in 60 e 30 in 20.
Il limite del foglio è sempre lo stesso: i numeri veri, cioè quanto è uscito davvero per la casa o per i ristoranti, vanno ricopiati a mano dall'estratto conto. Quando conviene un foglio e quando un'app lo spieghiamo in come tenere traccia delle spese: quaderno, Excel o app.
Il calcolatore dà la divisione teorica. Martia ti mostra quella vera
Chiedi a Martia «quanto ho speso il mese scorso per casa, bollette e spesa?» e confronta la risposta con il tuo 50%. Martia legge i movimenti del conto collegato, li mette in categoria da sola e risponde in italiano con le cifre del tuo mese.
Tredicesima e quattordicesima: come entrano nel calcolo
La tredicesima è già dentro la RAL: non è un premio in più, è una parte dello stipendio pagata tutta insieme a dicembre. La quattordicesima, dove il contratto collettivo la prevede, arriva di solito tra giugno e luglio. Nel 50/30/20 hai due modi di trattarle, e il calcolatore li mostra entrambi:
- Spalmarle sui dodici mesi. Sommi il netto dell'anno e lo dividi per dodici: ogni percentuale cresce un po'. È il conto giusto se le usi davvero mese per mese, per esempio accantonandole per le spese annuali.
- Mandarle al risparmio. Il bilancio del mese si regge sulle dodici mensilità ordinarie e le mensilità aggiuntive vanno intere al risparmio. Con 1.600 € netti e una tredicesima dello stesso importo, il risparmio dell'anno passa da 3.840 € a 5.440 €, il 26,2% del netto annuo.
La tredicesima netta di solito è più bassa di uno stipendio netto, perché non ha le detrazioni: la cifra precisa la dà il calcolo della tredicesima. Come organizzare tutto il mese attorno al giorno dello stipendio, mensilità aggiuntive comprese, è nella guida su come gestire lo stipendio mensile.
L'Italia e la regola 50/30/20
Fonti: ISTAT, spese per consumi 2025, ISTAT, conti per settore istituzionale
La regola 50/30/20 funziona in Italia?
Come punto di partenza sì, ma la voce che decide tutto è la casa. La stessa proporzione descrive situazioni lontanissime, e la differenza non è il carattere di chi risparmia: è se paghi un affitto, una rata o niente.
Proprietà, mutuo, affitto: tre situazioni diverse
Il 75,2% degli italiani vive in un'abitazione di proprietà (Eurostat, 2023). Nel 2025 il 18,1% delle famiglie, circa 4,8 milioni, era in affitto e pagava in media 438 € al mese; il 17,6% delle famiglie proprietarie, circa 3,4 milioni, pagava un mutuo con una rata media di 565 € (ISTAT, spese per consumi delle famiglie 2025). Chi ha la casa già pagata trova il 50% largo. Chi paga affitto o rata spesso ci arriva prima ancora di fare la spesa.
E il 20% di risparmio è realistico?
Nel 2025 le famiglie italiane hanno messo da parte l'8,0% del reddito disponibile, dopo l'8,2% del 2024 (ISTAT, conti nazionali per settore istituzionale, edizione di ottobre 2026). È meno della metà del 20% della regola. Non è una colpa collettiva: è la misura di quanto la proporzione classica sia ambiziosa rispetto al punto in cui si trova il Paese. Serve a fissare un'aspettativa onesta prima di iniziare.
Se il reddito è irregolare, la base cambia: usa il mese più basso degli ultimi sei, non la media. Il resto del metodo è quello della guida su come gestire il bilancio familiare. Se tre categorie ti sembrano troppo larghe, il passo successivo è dividerle in buste più piccole, ognuna con il suo limite: è il metodo delle buste, anche senza contanti.
Quando la regola 50/30/20 non funziona: 4 casi italiani
La regola 50/30/20 è un modello, non una legge, e ha limiti precisi. Ecco quattro situazioni in cui la proporzione classica non regge e cosa fare al suo posto.
1. Reddito vicino alla soglia di povertà
La soglia di rischio di povertà per una persona sola è di 1.103 € al mese, cioè 13.237 € l'anno (ISTAT, indagine 2025 sui redditi 2024). Per una coppia con due figli piccoli la stessa soglia, con la scala di equivalenza OCSE modificata usata dall'ISTAT, vale circa 2.316 € al mese (nostra elaborazione: 13.237 € × 2,1 ÷ 12). Intorno a quei valori casa, bollette e spesa si prendono quasi tutto il netto senza alcun lusso, e il 50/30/20 diventa aritmeticamente impossibile. Usa 70/20/10 e difendi almeno un piccolo risparmio, anche se sono venti euro: conta più l'abitudine della percentuale.
2. Debito al consumo, cessione del quinto e pagamenti a rate
Con un prestito personale o una carta revolving, rimborsare oltre la rata minima viene prima dei desideri: il 30% si sposta quasi per intero sul debito. Due trappole tutte italiane. La cessione del quinto trattiene la rata direttamente in busta paga, quindi non compare mai come uscita sul conto, ma va contata lo stesso. I pagamenti a rate tipo Scalapay o Klarna frammentano un acquisto in addebiti piccoli, sparsi su mesi diversi, che poi nessuno somma più. In quale ordine chiudere i debiti lo spieghiamo in come uscire dai debiti.
3. Nessun fondo di emergenza
Finché non hai una riserva di tre-sei mesi di spese, il 20% va tutto lì. Sulla spesa mediana di una famiglia italiana, 2.338 € al mese (ISTAT, 2025), sono da circa 7.000 a 14.000 €; chi vive da solo parte da cifre molto più basse. Quante mensilità servono nel tuo caso lo calcoli nella guida al fondo di emergenza.
4. Partita IVA e reddito irregolare
Con la partita IVA una parte di quello che vedi sul conto è già impegnata. Nel regime forfettario l'imposta sostitutiva è del 15%, il 5% nei primi cinque anni di attività, fino a 85.000 € di ricavi, e si aggiungono i contributi INPS. Definisci il tuo «reddito base», cioè il mese più basso degli ultimi sei, applica il 50/30/20 a quello e manda l'eccedenza dei mesi buoni a tasse e risparmio.
Il netto non è la RAL
La base è sempre il netto che arriva sul conto. Dalla retribuzione lorda escono i contributi INPS a carico del dipendente (il 9,19% per la maggior parte dei contratti privati), poi l'IRPEF: 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.000 a 50.000 € dal 2026 (era il 35% fino al 2025), 43% oltre. Poi le addizionali regionale e comunale, che cambiano con la residenza: per questo due colleghi con la stessa RAL portano a casa cifre diverse.
Le varianti italiane: 60/20/20, 70/20/10 e 40/20/40
Invece di una sola proporzione per tutti, tre punti di partenza scelti in base al netto e alla casa. Il calcolatore mostra le prime due accanto alla regola classica.
| Situazione | Proporzione | Perché |
|---|---|---|
| Netto sotto 1.500 €, in affitto | 70/20/10 o 60/20/20 | L'affitto da solo occupa gran parte del 50%; i desideri restano magri, ed è normale |
| Netto tra 1.500 e 2.500 € | 50/30/20 | La regola di Warren regge fuori dalle città più care, o in coppia con le spese divise |
| Casa già pagata, o netto sopra 2.500 € | 40/20/40 | I costi fissi non crescono con il reddito: il margine va al risparmio prima che si allarghi da solo nei desideri |
Nessuna delle tre è «giusta» in assoluto. È una bussola, non un navigatore: la variante che ti riguarda si legge dai numeri del mese passato, non dalle intenzioni. Per confrontare i tuoi bisogni con quelli di chi vive come te ci sono le medie ISTAT di quanto spende una coppia al mese e di quanto spende una famiglia al mese.
Come applicare la regola 50/30/20 passo per passo
La regola è inutile senza dati: il primo passo è vedere cosa succede davvero, non cosa dovrebbe succedere.
- Calcola il netto reale. Somma gli accrediti dello stipendio degli ultimi tre mesi ordinari e dividi per tre. Sul conto li riconosci come «ACCREDITO STIPENDIO» o «EMOLUMENTI».
- Somma i bisogni dall'estratto conto. Affitto o rata del mutuo, gli addebiti SDD di utenze e assicurazioni, i pagamenti POS al supermercato, l'abbonamento ai mezzi.
- Trasforma la somma in percentuale. Sotto il 50% sei nella regola classica, tra il 50 e il 65% passi al 60/20/20 o al 70/20/10. Sopra il 65% il problema è strutturale (casa, debito o entrate), non i desideri. Per fare il conto sul tuo netto, calcola quanto risparmiare al mese.
- Fissa un tetto ai desideri. È l'unica categoria in cui scegli davvero: bisogni e risparmio sono impegni presi.
- Dopo trenta giorni confronta. Lo scarto dal piano è informazione, non un fallimento. Scegli un solo cambiamento per il mese dopo.
Per non rifare a mano i primi tre passi ogni mese, guarda il confronto tra le migliori app per il bilancio familiare nel 2026. Per far partire davvero il 20%, con il bonifico il giorno dello stipendio e i salvadanai delle banche, c'è la guida su come risparmiare soldi ogni mese; per vedere quel 20% su carta, mese per mese o settimana per settimana, stampa la tabella del risparmio. Se invece il problema è che a fine mese non resta niente, parti da perché non riesci a risparmiare.
Quanto del tuo stipendio va davvero ai bisogni?
Invece di sommare a mano, chiedi a Martia «quanto ho speso per casa, utenze e spesa questo mese, rispetto a quanto è entrato?». La risposta esce dai movimenti reali del tuo conto corrente, non da una stima a memoria.
Domande frequenti
Come si calcola la regola 50 30 20?
Si parte dal netto che arriva sul conto, non dalla RAL. Moltiplichi il netto mensile per 0,5 (bisogni), per 0,3 (desideri) e per 0,2 (risparmio). Con 1.600 € netti fanno 800, 480 e 320 €. Se ricevi tredici o quattordici mensilità hai due strade. La prima: sommi il netto di tutto l'anno, lo dividi per dodici e applichi le percentuali alla media, che con 1.600 € su tredici mensilità uguali sale a 1.733 €. La seconda, quella che preferiamo: dividi solo le dodici mensilità ordinarie e mandi le mensilità aggiuntive tutte al risparmio. Il calcolatore in questa pagina fa entrambi i conti e mostra anche le varianti 60/20/20 e 70/20/10.
Quanto devo mettere da parte con 1.600 € netti al mese?
Con la regola classica 320 € al mese, cioè il 20% di 1.600 €: 3.840 € in dodici mesi. Se mandi al risparmio anche la tredicesima, l'anno chiude con un altro stipendio circa, un po' meno perché la tredicesima netta non ha le detrazioni. Se affitto o rata del mutuo assorbono da soli più del 30% del netto, un obiettivo onesto è il 10-15%, cioè 160-240 € al mese, da alzare quando la situazione lo permette. Come riferimento, nel 2025 le famiglie italiane hanno risparmiato in media l'8,0% del reddito disponibile (ISTAT, conti per settore istituzionale, edizione di ottobre 2026): meno della metà del 20% della regola.
Chi ha inventato la regola 50/30/20?
La regola 50/30/20 viene dal libro All Your Worth: The Ultimate Lifetime Money Plan (2005) di Elizabeth Warren, docente di diritto a Harvard e poi senatrice statunitense, scritto con la figlia Amelia Warren Tyagi. Il libro nasceva dall'indebitamento delle famiglie americane: secondo le autrici i guai finanziari non arrivano dal caffè di troppo, ma dagli impegni fissi che si mangiano una fetta troppo grande delle entrate. Dividere il netto in bisogni, desideri e risparmio serviva a rimettere quegli impegni dentro un limite. Non è una regola di legge né un modello accademico: è un punto di partenza pratico, da correggere sulla propria situazione.
La regola 50 30 20 funziona in Italia?
Come punto di partenza sì, quasi mai senza correzioni. Decide tutto la casa. Il 75,2% degli italiani vive in un'abitazione di proprietà (Eurostat, 2023), ma il 18,1% delle famiglie è in affitto e paga in media 438 € al mese, mentre il 17,6% delle famiglie proprietarie paga un mutuo con una rata media di 565 € (ISTAT, 2025). Chi ha la casa già pagata sta comodo nel 50% e dovrebbe spostare il margine sul risparmio. Chi paga affitto o rata con un netto sotto i 1.500 € spesso supera il 50% prima ancora di fare la spesa, e fa meglio a partire da 60/20/20 o 70/20/10.
Dove entra la tredicesima nella regola 50/30/20?
La tredicesima è già dentro la RAL: non è un premio, è stipendio pagato in un'unica soluzione a dicembre. La quattordicesima, dove il contratto collettivo la prevede, arriva di solito tra giugno e luglio. Puoi spalmarle su dodici mesi e dividere la media con il 50/30/20, oppure tenere il bilancio sulle dodici mensilità ordinarie e mandarle tutte al risparmio: fondo di emergenza, rimborso anticipato di un debito o un obiettivo deciso prima che arrivino. La seconda strada è più robusta, perché una mensilità senza destinazione si scioglie nei consumi del mese in cui entra. Per la cifra netta esatta c'è il calcolatore della tredicesima.
Come si fa la regola 50 30 20 su Excel o Fogli Google?
Bastano nove righe. Nella colonna A scrivi le voci, nella colonna B gli importi: netto mensile in B2, numero di mensilità in B3, netto di ogni mensilità aggiuntiva in B4. In B5 il netto annuo con la formula =B2*12+B4*(B3-12), in B6 la media mensile con =B5/12. Poi bisogni =B6*50/100, desideri =B6*30/100 e risparmio =B6*20/100. Le formule non usano decimali né nomi di funzione, quindi funzionano uguali in Excel italiano e in Fogli Google. Il calcolatore di questa pagina ha un pulsante che copia lo schema già compilato con i tuoi numeri: lo incolli nella cella A1 e il foglio è pronto.
Cosa rientra nei bisogni e cosa nei desideri?
Bisogni: affitto o rata del mutuo, luce, gas e acqua, connessione, spesa alimentare, abbonamento ai mezzi o carburante per andare al lavoro, assicurazioni obbligatorie, rata minima dei prestiti. Desideri: ristoranti e bar, abbonamenti in streaming, palestra, abbigliamento oltre il necessario, viaggi, acquisti d'impulso. Risparmio: fondo di emergenza, rimborso del debito oltre la rata minima, un obiettivo con una data. Il test è semplice: se vivi un mese intero senza quella spesa e non perdi la casa né il lavoro, è un desiderio. Attenzione agli addebiti SDD: arrivano ogni mese come una bolletta, ma uno streaming resta un desiderio anche quando esce da solo.
La regola 50/30/20 vale anche con la casa di proprietà?
Vale, ma diventa troppo larga. Senza affitto né rata, la voce casa si riduce a utenze, condominio e imposte, e il 50% dei bisogni resta in parte vuoto. Se non decidi dove va quel margine, finisce nei desideri senza che tu te ne accorga. La proporzione onesta in quel caso è più vicina a 40/20/40: il 40% ai bisogni, il 20% ai desideri, il 40% al risparmio. In Italia è una situazione comune, perché il 75,2% degli italiani vive in un'abitazione di proprietà (Eurostat, 2023) e solo una parte dei proprietari sta ancora pagando un mutuo. È il caso in cui la regola applicata alla lettera rallenta invece di aiutare.
Fonti
- Warren E., Warren Tyagi A. (2005). All Your Worth: The Ultimate Lifetime Money Plan. Fonte originale della regola 50/30/20. Scheda del libro.
- ISTAT (8 ottobre 2026). Spese per consumi delle famiglie, anno 2025: spesa mediana 2.338 €, famiglie in affitto 18,1% con 438 € al mese, famiglie proprietarie con mutuo 17,6% con rata media 565 €, alimentari di chi vive da solo 374 € al mese. istat.it, tavole allegate
- ISTAT (aprile 2026). Condizioni di vita e reddito delle famiglie, anni 2024-2025: soglia di rischio di povertà 13.237 € l'anno per una persona sola (redditi 2024). istat.it
- ISTAT (ottobre 2026). IstatData – Conti per settore istituzionale, edizione di ottobre 2026: propensione al risparmio delle famiglie consumatrici 8,0% nel 2025 (8,2% nel 2024). esploradati.istat.it
- Eurostat (2023). EU-SILC, tenure status: popolazione in abitazione di proprietà 75,2%. ec.europa.eu/eurostat
- Agenzia delle Entrate. Aliquote IRPEF 2026 e regime forfettario (15%, 5% per le nuove attività, limite di 85.000 € di ricavi). agenziaentrate.gov.it