La regola 50/30/20 per il bilancio familiare — come dividere lo stipendio in Italia

Il calcolo in euro sui redditi italiani, la tredicesima al posto giusto e tre varianti per quando la proporzione classica non tiene.

Quasi nessuno ha un piano per lo stipendio. Arriva sul conto corrente, si distribuisce da solo tra le spese di sempre e in qualche modo basta — oppure non basta. La regola 50 30 20 è il modello più semplice per dividere il bilancio familiare: metà alle necessità, quasi un terzo ai desideri, un quinto al risparmio. Sembra facile. Ma regge davanti a una busta paga italiana, alla tredicesima e al fatto che tre famiglie su quattro vivono in casa di proprietà? Vediamolo con importi concreti in euro.

I punti chiave

  • La regola 50/30/20 divide il reddito netto in 50% necessità, 30% desideri, 20% risparmio — nasce dal libro di Elizabeth Warren «All Your Worth» del 2005.
  • Su 1.600 € netti al mese fanno 800 € / 480 € / 320 €: la tabella completa è più sotto.
  • Il 75,2% delle famiglie italiane vive in casa di proprietà (Eurostat, 2023) e solo il 14,5% paga un mutuo (ISTAT, 2024) — la voce «casa» pesa in modo diversissimo da famiglia a famiglia.
  • Tredicesima e quattordicesima non entrano nel calcolo mensile: vanno per intero nella quota del risparmio.
  • Le famiglie italiane risparmiano in media il 9,0% del reddito disponibile (ISTAT, 2024): meno della metà del 20% della regola.

Che cos'è la regola 50/30/20 e da dove viene?

La regola 50/30/20 è un metodo per dividere il reddito netto mensile in tre categorie: 50% alle necessità, 30% ai desideri e 20% al risparmio o all'estinzione dei debiti. L'hanno proposta Elizabeth Warren — docente di diritto a Harvard, poi senatrice statunitense — e sua figlia Amelia Warren Tyagi nel libro «All Your Worth: The Ultimate Lifetime Money Plan» (Portfolio, 2005). Non è un modello accademico: è un punto di partenza per chi non ha mai messo il proprio stipendio dentro tre caselle.

Da dove nasce la regola 50/30/20

Warren e Warren Tyagi presentarono la regola nel 2005 come risposta all'indebitamento crescente delle famiglie statunitensi. L'osservazione centrale del libro: i guai finanziari raramente nascono da un caffè di troppo, nascono dal fatto che gli impegni fissi — rate, affitto, finanziamento dell'auto — divorano una fetta troppo grande delle entrate. La divisione in tre parti serviva a rimettere in equilibrio bisogni, piaceri e futuro. Fonte: Warren E., Warren Tyagi A., «All Your Worth» (2005).

Cosa rientra in ciascuna categoria?

La divisione non è sempre ovvia. Ecco cosa entra in ognuno dei tre contenitori:

CategoriaCosa comprendeIl test: quando entra qui?
Necessità (50%)Affitto o rata del mutuo, utenze di luce, gas e acqua, connessione, spesa alimentare, abbonamento ai mezzi o carburante per il lavoro, assicurazioni obbligatorie, rata minima dei prestitiSenza questo perdo la casa o non arrivo a fine mese?
Desideri (30%)Ristoranti e bar, abbonamenti a Netflix, Spotify o DAZN, palestra, abbigliamento oltre il necessario, viaggi, acquisti d'impulsoMi fa piacere, ma sopravviverei senza?
Risparmio (20%)Fondo di emergenza, rimborso del debito oltre la rata minima, investimenti, un obiettivo concreto (casa, macchina, viaggio)Sta lavorando per il mio futuro o è un cuscinetto di sicurezza?

Una precisazione che sposta parecchi euro: gli abbonamenti in streaming sono desideri, non necessità. Lo stesso vale per la palestra e per l'abbigliamento oltre il minimo, anche quando sul momento sembrano irrinunciabili. L'abbonamento telefonico base è una necessità; lo stesso abbonamento in versione premium diventa un desiderio. Attenzione ai desideri travestiti da necessità: sul tuo estratto conto arrivano come «ADDEBITO SDD» — l'addebito diretto SEPA, che sui documenti più vecchi compare ancora come «RID» — e l'addebito automatico li fa sembrare bollette anche quando non lo sono.

Il calcolo della regola 50/30/20 sugli stipendi italiani

Qui sotto trovi gli importi in euro per i livelli di reddito più comuni in Italia, aggiornati al 2026. Nessuna percentuale astratta: cerca la riga più vicina al tuo netto e leggi i tre numeri.

Quanto devo mettere da parte con 1.600 € netti al mese?

Reddito netto50% — necessità30% — desideri20% — risparmio
1.200 €600 €360 €240 €
1.400 €700 €420 €280 €
1.600 € (mediana stimata)800 €480 €320 €
1.800 €900 €540 €360 €
2.100 €1.050 €630 €420 €
2.500 € (nucleo familiare)1.250 €750 €500 €
2.800 € (nucleo familiare)1.400 €840 €560 €
3.300 € (nucleo familiare)1.650 €990 €660 €

Esempio con 1.600 € netti: 800 € coprono tutte le necessità messe insieme — casa, utenze, spesa, trasporti. Se l'affitto è 600 €, restano 200 € per luce, gas, connessione, spesa alimentare e abbonamento ai mezzi. In una grande città è strettissimo; in una città media è fattibile. Il netto mensile mediano in Italia è stimato tra 1.500 € e 1.700 € (stima Money.it e Geopop su dati ISTAT e Job Pricing, 2024), con circa 1.500 € al Sud e 1.700-1.850 € al Nord: la stessa regola produce importi molto diversi a seconda di dove vivi.

Il netto non è la RAL

La base del calcolo è sempre il netto che arriva sul conto corrente, mai la RAL scritta nel contratto. Dalla retribuzione lorda escono prima i contributi INPS a carico del dipendente (circa il 9,19% per la maggior parte dei contratti privati), poi l'IRPEF — 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.001 a 50.000 € dal 2025, 43% oltre — e infine le addizionali regionale (circa 1,23-3,33% a seconda della regione) e comunale (fino a circa lo 0,9%). Per questo due colleghi con la stessa RAL portano a casa cifre diverse a seconda del comune di residenza. La retribuzione lorda media in Italia è di 2.762 € al mese (OCSE, 2024, pari a 33.148 € annui divisi per dodici); il netto medio corrispondente è stimato tra 1.750 € e 1.850 € (stima Geopop e Money.it su dati ISTAT, 2024).

Dal lato delle uscite la fotografia è questa: la spesa media mensile per consumi di una famiglia italiana è di 2.755 € (ISTAT, 2024), con una mediana di 2.240 €. Il reddito netto familiare mediano è di 2.503 € al mese, cioè 30.039 € l'anno (ISTAT, indagine sulle condizioni di vita e sul reddito delle famiglie, 2024). Sulla struttura dei consumi nazionali, i dati Eurostat (TEC00134, 2022) danno abitazione e utenze al 24,1%, alimentari al 14,4%, trasporti al 12,3% e ristoranti e alberghi al 9,2%.

L'Italia e la regola 50/30/20

1.500-1.700 €netto mensile mediano stimato (Money.it / Geopop su dati ISTAT e Job Pricing, 2024)
9,0%propensione al risparmio delle famiglie consumatrici (ISTAT, 2024)
75,2%famiglie che vivono in un'abitazione di proprietà (Eurostat, 2023)
24,1%peso di abitazione e utenze nella struttura dei consumi (Eurostat TEC00134, 2022)

Fonti: ISTAT, Eurostat TEC00134

La regola 50/30/20 funziona in Italia?

Risposta breve: come punto di partenza sì, ma la voce che decide tutto è la casa. In Italia la stessa proporzione descrive due mondi molto lontani, e la differenza non è il carattere di chi risparmia: è il titolo di godimento dell'abitazione.

Proprietà, mutuo, affitto: tre situazioni diverse

Il 75,2% delle famiglie italiane vive in un'abitazione di proprietà (Eurostat, 2023). Ma solo 3,8 milioni di famiglie stanno pagando la rata di un mutuo, cioè il 14,5% del totale, e 4,7 milioni sono in affitto, il 18,0% (ISTAT, indagine sulle spese per consumi delle famiglie, 2024). Chi ha la casa di proprietà già pagata trova il 50% di necessità largo: restano utenze, spese condominiali e imposte. Chi paga affitto o mutuo, al contrario, arriva spesso al 50% prima ancora di fare la spesa. Siamo onesti: applicare la stessa proporzione a queste due situazioni non ha molto senso.

Sul mutuo qualche ordine di grandezza aiuta: l'importo medio richiesto sui nuovi mutui è stato di 144.659 € (CRIF, 2023), con tassi sulle nuove erogazioni intorno al 3,7-4,8% nel 2023-24 e una durata media di circa venticinque anni. Una rata di quell'ordine, su un netto vicino alla mediana, occupa da sola una parte consistente del 50%.

E il 20% di risparmio è realistico?

Nel 2024 le famiglie italiane hanno messo da parte il 9,0% del reddito disponibile, in salita dall'8,2% del 2023 (ISTAT, conti nazionali per settore istituzionale). È meno della metà del 20% previsto dalla regola. Non è un dato da leggere come una colpa collettiva: è la misura di quanto la proporzione classica sia ambiziosa rispetto al punto in cui il Paese si trova davvero. Serve a fissare un'aspettativa onesta prima di iniziare.

Se il reddito è irregolare, la base di partenza cambia: usa il mese più basso degli ultimi sei, non la media. Il resto del metodo è lo stesso che trovi nella guida su come gestire il bilancio familiare.

In che proporzioni stai spendendo davvero?

Chiedi a Martia «quanto ho speso al supermercato a luglio?» e hai la risposta in pochi secondi, con la percentuale sul reddito accanto. Legge i movimenti del tuo conto corrente e li mette in categorie da sola. Niente fogli di calcolo, niente scontrini da digitare.

Parla con Martia

Tredicesima e quattordicesima: dove entrano nella regola 50/30/20?

Qui sta la particolarità italiana che le guide straniere sul 50/30/20 ignorano quasi sempre. La tredicesima è già dentro la RAL, non è un premio in più. Arriva quasi sempre a dicembre ed è praticamente universale; la quattordicesima, di solito tra giugno e luglio, dipende dal contratto collettivo. Poiché entrambe fanno parte della retribuzione annua lorda, la busta paga ordinaria vale la RAL divisa per tredici o quattordici — non per dodici.

La regola delle mensilità aggiuntive

Costruisci il bilancio mensile 50/30/20 solo sulle dodici mensilità ordinarie. Tredicesima ed eventuale quattordicesima restano fuori dal calcolo e vanno al 100% nella quota del 20%: fondo di emergenza, rimborso del debito oltre la rata minima, oppure un obiettivo deciso prima che i soldi arrivino sul conto. Una mensilità senza destinazione tende a sciogliersi nei consumi del mese in cui entra; con una destinazione fissata in anticipo diventa l'acceleratore più efficace che hai a disposizione nell'anno.

In pratica: la tabella qui sopra — 800 € di necessità con 1.600 € netti, per esempio — vale per ciascuno dei dodici mesi ordinari. A dicembre e a giugno la mensilità aggiuntiva entra ed esce diretta verso il risparmio, senza passare per necessità o desideri. Se non sai ancora quanto ti serve accantonare, parti da quanto deve essere grande un fondo di emergenza.

Quando la regola 50/30/20 NON funziona — 4 casi italiani

La regola 50/30/20 è un modello, non una legge: ha dei limiti precisi. Ecco quattro situazioni in cui la proporzione classica non regge e cosa fare al suo posto.

1. Reddito vicino alla soglia di povertà

La soglia di rischio di povertà per una persona sola in Italia è di 1.030 € al mese, cioè 12.363 € l'anno (ISTAT ed Eurostat, redditi 2023); per una coppia con due figli sale a 2.163 € al mese. Intorno a quei valori le necessità assorbono il 70-80% delle entrate senza alcun lusso, e il 50/30/20 diventa aritmeticamente impossibile. Cosa fare: usa 70/10/20 o 70/20/10 e difendi almeno un 10% nella categoria del risparmio, anche se sono venti euro. Conta più l'abitudine della percentuale.

2. Debito al consumo, cessione del quinto e pagamenti a rate

Con un prestito personale o una carta di credito revolving, rimborsare oltre la rata minima diventa prioritario rispetto ai desideri: il 30% si sposta quasi per intero sul debito e torna quando il costo del debito scende sotto il 15% delle entrate. Due trappole tutte italiane: la cessione del quinto, che trattiene la rata direttamente in busta paga fino a un quinto del netto e quindi non compare mai come uscita sul conto corrente — va conteggiata comunque — e i pagamenti a rate tipo Scalapay o Klarna, che frammentano un acquisto in addebiti piccoli, sparsi su mesi diversi, che poi nessuno somma più.

3. Nessun fondo di emergenza

Prima di investire, costruisci una riserva pari a tre-sei mesi di spese. Con la spesa mensile mediana di una famiglia italiana, 2.240 € (ISTAT, 2024), significa da 6.720 € a 13.440 €. Finché quella riserva non c'è, la categoria «risparmio» va tutta lì, senza deviazioni verso azioni o ETF. Nota fiscale che pesa poco ma esiste: sul conto corrente con giacenza media superiore a 5.000 € si paga l'imposta di bollo di 34,20 € l'anno.

4. Partita IVA e reddito irregolare

Con la partita IVA il netto reale è molto più lontano dalla fattura di quanto sembri. Nel regime forfettario l'imposta sostitutiva è del 15% — 5% nei primi cinque anni di nuova attività — fino a 85.000 € di ricavi, a cui si aggiungono i contributi INPS: una parte del denaro che vedi sul conto è quindi già impegnata, anche se non se ne è ancora andata. Un metodo migliore delle percentuali fisse: definisci il tuo «reddito base di bilancio», cioè il mese più basso degli ultimi sei, applica il 50/30/20 a quello e manda l'eccedenza dei mesi buoni interamente al risparmio e agli accantonamenti fiscali.

Mito contro realtà

Mito: «la regola 50/30/20 è la formula sicura per la tranquillità finanziaria».

Realtà: è un punto di partenza, presentato dalle autrici come orientamento pratico e non come formula rigida. L'effetto più importante del metodo non è la proporzione magica: è l'abitudine di misurare dove finiscono i soldi. Puoi partire da 65/25/10 e migliorare mese dopo mese. Qualsiasi proporzione è meglio di nessuna proporzione. E se i tuoi numeri non tornano, non sei tu a sbagliare: è la tua situazione a essere diversa da quella del modello.

La Correzione Italiana 50/30/20

La Correzione Italiana 50/30/20 è un adattamento in tre varianti: invece di una sola proporzione per tutti, tre punti di partenza scelti in base al netto e alla situazione abitativa.

Correzione Italiana 50/30/20 — tre varianti

Variante A: netto sotto 1.500 €, in affitto → 60/20/20 o 70/10/20

Dal 60 al 70% alle necessità, dal 10 al 20% ai desideri, 20% al risparmio quando ci si arriva. La soglia più alta sulle necessità riflette il peso reale dell'affitto. La categoria dei desideri resta magra: è un risultato normale, non un fallimento.

Variante B: netto tra 1.500 € e 2.500 € → 50/30/20 (standard)

La regola classica di Warren. Raggiungibile fuori dai capoluoghi più cari, o in coppia con le spese divise. Da soli in una grande città è difficile, ma non impossibile sopra i 2.000 €.

Variante C: casa di proprietà già pagata, o netto sopra 2.500 € → 40/20/40

40% necessità, 20% desideri, 40% risparmio e investimenti. Senza affitto né rata, la voce abitativa si riduce a utenze, condominio e imposte, e i costi fissi non crescono in proporzione al reddito. È il momento giusto per accelerare, invece di lasciare che il margine si allarghi da solo nei desideri.

Nessuna delle tre varianti è «vera» o «falsa». È una bussola, non un navigatore. Prima di scegliere quale ti riguarda, guarda dove finiscono davvero i tuoi soldi in un mese qualsiasi: la variante giusta si legge dai numeri passati, non dalle intenzioni.

Come applicare la regola 50/30/20 passo per passo

La regola 50/30/20 è inutile senza dati. Il primo passo, sempre, è vedere cosa succede davvero — non cosa dovrebbe succedere.

1.

Calcola il netto reale

Somma gli accrediti dello stipendio degli ultimi tre mesi ordinari, senza mensilità aggiuntive, e dividi per tre. Sul conto li riconosci come «ACCREDITO STIPENDIO» o «EMOLUMENTI». Con reddito irregolare prendi il mese più basso degli ultimi sei.

2.

Somma le necessità dall'estratto conto

Scorri l'ultimo mese e isola il bonifico dell'affitto o la rata del mutuo, gli «ADDEBITO SDD» di utenze e assicurazioni, i «PAGAMENTO POS» al supermercato e l'abbonamento ai mezzi. Somma tutto: questa è la tua base reale di necessità, senza giudizi.

3.

Trasforma la somma in percentuale

Dividi le necessità per il netto. Sotto il 50% sei nella zona standard. Tra il 50 e il 65% passi alla Variante A. Sopra il 65% il problema è strutturale — costi fissi, non desideri — e si risolve sulla casa, sul debito o sulle entrate.

4.

Scegli la variante e fissa i limiti

In base al risultato del passo 3 scegli una variante della Correzione Italiana. Fissa un importo massimo per i desideri: è l'unica categoria su cui hai libertà di scelta, mentre necessità e risparmio sono impegni presi.

5.

Misura per trenta giorni e confronta

Dopo un mese verifica le proporzioni reali. Lo scarto dal piano è informazione, non un fallimento. Scegli un solo cambiamento concreto per il mese successivo. Una revisione mensile vale più di un piano annuale perfetto sulla carta.

Se vuoi automatizzare i primi tre passi invece di rifarli a mano ogni mese, guarda il confronto tra le migliori app per il bilancio familiare nel 2026. E se il problema non è il metodo ma il fatto che a fine mese non resta niente, il punto di partenza è un altro: perché non riesci a risparmiare.

Quanto del tuo stipendio va davvero alle necessità?

Invece di passare un'ora a sommare a mano, chiedi a Martia «quanto ho speso per le necessità questo mese?» e vedi il risultato con la percentuale sul reddito accanto. La risposta esce dai movimenti reali del tuo conto corrente, non da una stima a memoria. (Sì, anche se hai un conto in Intesa Sanpaolo e un BancoPosta.)

Parla con Martia

Domande frequenti

Come funziona la regola 50/30/20?

La regola 50/30/20 divide il reddito netto mensile in tre parti: 50% alle necessità (affitto o rata del mutuo, utenze, spesa alimentare, trasporti), 30% ai desideri (ristoranti, abbonamenti, viaggi, acquisti non indispensabili) e 20% al risparmio o all'estinzione dei debiti. Il metodo è stato proposto da Elizabeth Warren, docente di diritto a Harvard e poi senatrice statunitense, con la figlia Amelia Warren Tyagi nel libro All Your Worth (Portfolio, 2005). Non è una legge: è un punto di partenza semplice per chi non ha mai diviso lo stipendio in categorie e ha bisogno di una prima proporzione da confrontare con la propria vita reale.

La regola 50 30 20 funziona in Italia?

Funziona come punto di partenza, ma quasi mai senza correzioni. Il motivo è la casa: il 75,2% delle famiglie italiane vive in un'abitazione di proprietà (Eurostat, 2023), mentre solo il 14,5% paga la rata di un mutuo e il 18,0% è in affitto (ISTAT, 2024). Chi ha la casa già pagata arriva al 50% di necessità senza sforzo e dovrebbe spostare il margine sul risparmio. Chi paga affitto o mutuo, invece, spesso supera quel 50% ancora prima di fare la spesa. Il tasso di risparmio medio delle famiglie italiane è il 9,0% del reddito disponibile (ISTAT, 2024), meno della metà del 20% previsto dalla regola.

Come divido lo stipendio tra necessità, desideri e risparmio?

Somma tutte le entrate nette del mese, cioè quello che arriva davvero sul conto corrente dopo contributi INPS e IRPEF, poi moltiplica per 0,5 (necessità), 0,3 (desideri) e 0,2 (risparmio). Su 1.600 € netti al mese fanno 800 € di necessità, 480 € di desideri e 320 € di risparmio. La base del calcolo non è mai la RAL indicata nel contratto: quella è il lordo annuo e comprende già tredicesima ed eventuale quattordicesima. Le necessità sono le spese che non puoi eliminare senza conseguenze serie; i desideri sono tutto ciò che migliora la giornata ma resta facoltativo.

Cosa rientra nelle necessità e cosa nei desideri?

Necessità (50%): affitto o rata del mutuo, utenze di luce, gas e acqua, connessione, spesa alimentare al supermercato, abbonamento ai mezzi o carburante per andare al lavoro, assicurazioni obbligatorie, rata minima dei prestiti. Desideri (30%): ristoranti e bar, abbonamenti a Netflix, Spotify o DAZN, palestra, abbigliamento oltre il necessario, viaggi, acquisti d'impulso. Risparmio (20%): fondo di emergenza, rimborso del debito oltre la rata minima, un obiettivo definito. Il test è semplice: se vivi un mese intero senza quella spesa e non perdi la casa né il lavoro, è un desiderio, anche quando sul momento sembra indispensabile.

Dove entrano tredicesima e quattordicesima nella regola 50/30/20?

Fuori dal calcolo mensile. La tredicesima arriva quasi sempre a dicembre ed è praticamente universale; la quattordicesima, di solito a giugno o luglio, dipende dal contratto collettivo. Entrambe sono già dentro la RAL, quindi la busta paga ordinaria vale la RAL divisa per tredici o quattordici, non per dodici. La regola pratica: costruisci il bilancio mensile 50/30/20 solo sulle dodici mensilità ordinarie e destina le mensilità aggiuntive al 100% alla categoria del risparmio, cioè fondo di emergenza, rimborso anticipato del debito o un obiettivo deciso prima che i soldi arrivino. Una mensilità senza destinazione tende a sciogliersi nei consumi del mese in cui entra.

Quanto dovrei risparmiare ogni mese con 1.600 € netti?

La regola standard indica 320 € al mese, cioè il 20% di 1.600 € netti. Se affitto o rata del mutuo superano da soli il 30% del netto, un obiettivo realistico è partire dal 10-15%, quindi 160-240 € al mese, e salire quando la situazione lo consente: sono 1.920-2.880 € in un anno, sufficienti per costruire un fondo di emergenza vero. Come riferimento, le famiglie italiane mettono da parte in media il 9,0% del reddito disponibile (ISTAT, 2024). Ogni euro accantonato conta più della proporzione perfetta: l'obiettivo non è centrare il 20% al primo mese, è non fermarsi a zero.

La regola 50/30/20 vale anche con la casa di proprietà?

Vale, ma diventa troppo generosa. In Italia il 75,2% delle famiglie vive in casa di proprietà (Eurostat, 2023) e solo il 14,5% sta pagando un mutuo (ISTAT, 2024): per chi ha già estinto il mutuo, la voce abitativa si riduce a utenze, spese condominiali e imposte, e il 50% destinato alle necessità resta in gran parte inutilizzato. In quel caso la proporzione onesta non è 50/30/20 ma qualcosa come 40/20/40, con il margine liberato che va al risparmio invece di espandersi in silenzio nei desideri. È il caso in cui la regola classica, applicata alla lettera, rallenta invece di aiutare.

Qual è il metodo migliore per gestire il bilancio familiare?

Non esiste un metodo migliore in assoluto. La regola 50/30/20 è ottima come punto di partenza perché ti chiede di tenere d'occhio solo tre categorie invece di venti. Altri approcci solidi: il bilancio a base zero, in cui ogni euro ha una destinazione assegnata prima dell'inizio del mese; il metodo delle buste, con un limite fisso per categoria; e il «prima paga te stesso», in cui il risparmio parte con un bonifico automatico il giorno dell'accredito dello stipendio. Quello che conta davvero è misurare le spese reali, non scegliere il metodo perfetto. App come Martia mostrano le proporzioni effettive senza che tu debba compilare fogli di calcolo a mano.

Fonti e bibliografia

  • Warren E., Warren Tyagi A. (2005). All Your Worth: The Ultimate Lifetime Money Plan. Free Press / Portfolio. Fonte originale della regola 50/30/20. Scheda del libro.
  • ISTAT (2025). Le spese per i consumi delle famiglie — Anno 2024: spesa media mensile 2.755 €, mediana 2.240 €, 3,8 milioni di famiglie con un mutuo e 4,7 milioni in affitto. istat.it
  • ISTAT (2025). Condizioni di vita e reddito delle famiglie — reddito netto familiare mediano 30.039 € l'anno e soglia di rischio di povertà 12.363 € l'anno per una persona sola. istat.it
  • ISTAT (2025). Conti nazionali per settore istituzionale — propensione al risparmio delle famiglie consumatrici 9,0% nel 2024. istat.it
  • Eurostat (2022). Final consumption expenditure of households by consumption purpose (COICOP), Italia — dataset TEC00134 e EU-SILC, tenure status — quota di famiglie in abitazione di proprietà 75,2% (2023). ec.europa.eu/eurostat.
  • OCSE (2024). Average annual wages, Italia — 33.148 € annui lordi, pari a 2.762 € al mese divisi per dodici. oecd.org
  • CRIF (2023). Importo medio richiesto sui nuovi mutui in Italia — 144.659 €. crif.it

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Parla con MartiaArticolo di Martia — l'IA con cui parli in italiano dei tuoi soldi.
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