La lavatrice muore il 3 del mese. Il dentista dice che serve un impianto. L'auto non parte il venerdì sera. Niente di tutto questo è una catastrofe: è vita normale. Ma senza una riserva, ognuna di queste cose ribalta il mese e ti spinge verso la carta di credito. Fondo di emergenza: quanto serve? Da tre a sei mesi delle tue spese — non del tuo stipendio. Per una famiglia italiana media significa fra 8.300 e 16.500 euro, e detto così fa impressione. Per questo qui trovi anche il modo di arrivarci per gradini, e la mensilità italiana che accorcia i tempi senza toglierti niente ogni mese.
I punti chiave
- Da tre a sei mesi di spese — l'obiettivo si calcola su quanto esce, non su quanto entra
- Per la famiglia italiana media (2.755 € di spesa al mese, ISTAT 2024) sono circa 8.300 € o 16.500 €
- Tredicesima e quattordicesima sono l'acceleratore: denaro che non passa mai dal bilancio mensile
- Parti da 500 € su un conto separato, con un bonifico ricorrente il giorno dopo lo stipendio
- Il fondo deve essere disponibile in giorni — conto deposito libero, mai vincoli con penale
Cos'è un fondo di emergenza e perché serve a tutti?
Un fondo di emergenza è una somma messa da parte solo per le spese impreviste e non rimandabili. Non è per le vacanze. Non è per cambiare telefono. È per la perdita del lavoro, una malattia, una riparazione senza la quale non riesci a vivere o a lavorare.
Dal risparmio normale lo distingue una cosa sola: è intoccabile in condizioni normali. Non lo investi, non lo spendi per un piacere, lo tieni pronto come un estintore. Nessuno è contento di avere un estintore in casa. Tutti sono contenti di averlo il giorno in cui prende fuoco qualcosa.
E se adesso non ce l'hai, non sei in ritardo su niente. Il fondo si comincia il giorno in cui si decide di cominciarlo, non quando lo stipendio diventa abbastanza alto.
Cosa succede quando non ce l'hai?
Quando arriva la spesa imprevista e non c'è riserva, restano tre strade. Nessuna è buona:
- →Credito al consumo — carta di credito revolving, prestito personale, pagamento a rate. È l'uscita più rapida e la più cara: risolve oggi e pesa per mesi sull'estratto conto.
- →Chiedere in famiglia — senza interessi, ma con un costo diverso: imbarazzo, dipendenza e conversazioni che restano aperte per anni.
- →Rimandare il problema — la riparazione rinviata diventa un guasto più grande, e le bollette non pagate accumulano interessi di mora.
Con il fondo, nessuno di questi scenari si apre. Il guasto torna a essere una seccatura. Smette di essere un debito.
Mito e realtà
Mito: «si risparmia solo dopo aver iniziato a guadagnare bene».
Realtà: nel 2024 la propensione al risparmio delle famiglie italiane è stata del 9,0%, in salita dall'8,2% del 2023 (ISTAT, conti nazionali per settore istituzionale). Nello stesso anno il reddito netto familiare mediano era di 2.503 euro al mese (ISTAT). Il risparmio in Italia accade in gran parte a redditi che nessuno definirebbe alti. Quello che cambia il risultato non è la cifra sulla busta paga: è avere deciso una destinazione prima che il denaro arrivi sul conto.
Il punto di partenza in Italia
Fonti: ISTAT 2024–2025
Fondo di emergenza: quanto serve davvero?
La regola è semplice: da tre a sei mesi delle tue spese mensili. Guarda la parola — spese, non entrate. La domanda non è quanto guadagni; è di quanto hai bisogno ogni mese per continuare a vivere se lo stipendio smette di arrivare.
Se quel numero non lo conosci, il lavoro inizia da lì — e di solito i soldi escono da posti che non stai guardando. Un mese di osservazione basta per scoprirlo.
| La tua situazione | Obiettivo | Perché |
|---|---|---|
| Contratto a tempo indeterminato | 3 mesi di spese | Preavviso, TFR e ammortizzatori sociali lasciano un margine di manovra |
| Partita IVA o contratto a termine | 6 mesi di spese | Nessun reddito garantito, e i contributi INPS vanno pagati lo stesso |
| Con un mutuo in corso | 6–12 mesi di rate | Perdere il reddito con la rata che continua accelera tutto |
| Un solo reddito in casa | 6 mesi di spese del nucleo | Non c'è un secondo stipendio ad attutire la caduta |
| Due redditi in casa | 3 mesi di spese | Uno dei due copre l'essenziale mentre l'altro si riorganizza |
Il conto con i numeri italiani
L'ISTAT misura la spesa di una famiglia, non di una persona: nel 2024 la spesa media mensile per consumi è stata di 2.755 euro, con una mediana di 2.240 euro — metà delle famiglie spende meno di quella cifra. Da qui il calcolo è diretto:
- •Famiglia mediana, minimo (3 mesi): 2.240 € × 3 = circa 6.700 €
- •Famiglia media, minimo (3 mesi): 2.755 € × 3 = circa 8.300 €
- •Famiglia media, obiettivo pieno (6 mesi): 2.755 € × 6 = circa 16.500 €
Sembra tanto? Deve sembrare tanto. È il motivo per cui si costruisce per gradini e non in un colpo solo. E nessuno di questi numeri sostituisce i tuoi: la media nazionale serve a capire l'ordine di grandezza, poi il conto si rifà con le spese vere di casa tua. Chi vive da solo arriva quasi sempre a cifre molto più basse.
Quando la regola dei 3–6 mesi non si applica
Siamo onesti. La soglia di rischio di povertà in Italia è di 1.030 euro al mese per una persona (ISTAT, anno di reddito 2023). Per chi vive vicino a quella cifra, parlare di 8.300 euro non vuol dire niente. Lì l'obiettivo realistico è un altro: prima 300 euro, poi 500. Un fondo piccolo che esiste protegge infinitamente più di un fondo grande mai iniziato. E se il mese non chiude mai in pari, il problema da guardare prima è perché non riesci a risparmiare, non la dimensione dell'obiettivo.
Tredicesima e quattordicesima: l'acceleratore italiano
In Italia lo stipendio non arriva in dodici parti uguali. La tredicesima è quasi universale e cade a dicembre; la quattordicesima, prevista da una parte dei contratti collettivi, arriva fra giugno e luglio. È la particolarità che cambia il modo di costruire una riserva qui: una parte dello stipendio arriva in blocco, fuori dal ritmo mensile. Ne abbiamo parlato anche nella guida al bilancio familiare; qui interessa l'effetto sulla velocità.
La regola 12/13 di Martia
Vivi con dodici. Costruisci con la tredicesima. Il bilancio mensile si appoggia solo sulle mensilità ordinarie; la tredicesima (e la quattordicesima, se c'è) non entra nei consumi: va intera al fondo finché il fondo non è pieno. Dopo, finanzia altro — estinzione parziale del mutuo, viaggi, quello che vuoi. Finché il fondo non esiste, ha una destinazione sola.
La precisazione che quasi nessuno fa
La tredicesima non è denaro in più. È già dentro la RAL, la retribuzione annua lorda: la busta paga ordinaria vale grosso modo la RAL divisa per tredici (o per quattordici, se il contratto collettivo prevede anche la quattordicesima), e il resto arriva tutto insieme. Non stai guadagnando di più. Stai ricevendo una parte dello stipendio in un blocco unico.
E funziona esattamente per questo. Il denaro che non passa mai dal bilancio mensile è il più facile da mettere da parte, perché non devi rinunciare a niente per farlo: non tagli la spesa, non rinunci alla cena fuori, decidi solo una destinazione in anticipo.
Quanto più in fretta, in numeri
Facciamo due conti, alla luce del sole. Prendiamo 1.600 euro netti al mese — la mediana italiana è stimata fra 1.500 e 1.700 euro da fonti secondarie che citano ISTAT e Job Pricing (2024), quindi una forbice, non un dato ufficiale — su tredici mensilità: 20.800 euro netti l'anno.
- 1.Al ritmo medio italiano: 20.800 € × 9,0% (ISTAT, 2024) = 1.872 € l'anno. Obiettivo 6.700 €: circa tre anni e mezzo.
- 2.Tredicesima intera + 60 € al mese: 1.600 € + 720 € = 2.320 € l'anno. Lo stesso obiettivo in circa 35 mesi.
- 3.Con anche la quattordicesima: 3.200 € + 720 € = 3.920 € l'anno. Obiettivo raggiunto in circa venti mesi.
Guarda la seconda riga da vicino. Per mettere via 1.600 euro un mese alla volta servirebbero 133 euro ogni mese, tolti dalla spesa corrente, per dodici mesi di fila. La tredicesima li porta in un giorno, e nel bilancio mensile non cambia niente. Stessa persona, stesso stipendio, metà della fatica.
Ed è qui che i piani muoiono. Arriva dicembre, entra una mensilità in più, e sparisce fra regali, cenoni e le tasse che cadono sempre nello stesso periodo — bollo auto, IMU, TARI. Se succede ogni anno non è sfortuna: è una mensilità senza destinazione. Quella con un nome deciso a gennaio non evapora a dicembre.
Prima di decidere quanto mettere via, guarda quanto resta davvero
Chiedi a Martia in italiano quanto è uscito davvero questo mese, e la risposta arriva categoria per categoria dai movimenti del tuo conto. Il fondo si calcola da quel numero, non da una stima fatta a occhio.
Dove tenere il fondo di emergenza in Italia?
Il fondo deve rispettare due condizioni insieme: essere disponibile in giorni, non in mesi, e non perdere valore stando fermo. Questo esclude qualche opzione popolare e ne consiglia due o tre.
Posti giusti
- ✓Conto deposito libero — le somme restano sempre disponibili e tornano sul conto corrente in pochi giorni. Sugli interessi si paga l'imposta sostitutiva del 26%, e sopra i 5.000 euro di giacenza media scatta l'imposta di bollo di 34,20 euro l'anno: due voci da mettere in conto, non due motivi per rinunciare.
- ✓Un secondo conto, in un'altra banca — la scomodità di dover fare un bonifico per accedere al denaro è parte del meccanismo, non un difetto. Il fondo va tenuto lontano dalla carta che usi al supermercato.
- ✓Titoli di Stato a breve termine, per la parte eccedente — la tassazione è al 12,5% invece del 26%. Ma per riavere i soldi vanno venduti sul mercato, quindi non sono il primo strato: al massimo la parte che supera i tre mesi di spese.
Posti sbagliati
- ✗Il conto corrente dove passa tutto — se i soldi stanno dove passano la spesa e le domiciliazioni, si consumano senza che nessuno decida di consumarli.
- ✗Conto deposito vincolato con penale — l'emergenza non aspetta la scadenza del vincolo, e romperlo significa rinunciare agli interessi proprio nel mese peggiore.
- ✗Azioni, ETF, cripto — il valore può scendere esattamente nel mese in cui ti serve; su azioni ed ETF i guadagni sono poi tassati al 26%. Il fondo non può permettersi di dipendere dal momento.
- ✗Contanti in casa — non rendono niente, non sono tracciabili e spariscono più in fretta di quanto pensi.
I due strati
Tieni il primo mese di fondo dove arriva in giornata — un conto separato nella tua banca — e il resto dove rende un po' di più. Liquidità dove serve subito, rendimento dove puoi aspettare qualche giorno. Due strati, una sola regola: nessuno dei due può avere una penale all'uscita.
Come partire da zero?
L'errore più comune è aspettare: «inizio quando guadagnerò di più». Il fondo si costruisce adesso, con quello che c'è. Anche 50 euro al mese diventano 600 euro in un anno — e 500 euro coprono già la maggior parte delle emergenze piccole, quelle che altrimenti finiscono a rate.
I gradini
Non provare a saltare da 0 a 8.000 euro. Ogni gradino è protezione vera e motivo per continuare:
Copre una gomma da cambiare, una caldaia che si ferma, una visita che non puoi rimandare. È la soglia che tiene lontana la carta revolving. Con 50 € al mese ci arrivi in dieci mesi.
Una riparazione seria dell'auto, un elettrodomestico da sostituire, una settimana senza poter lavorare. Basta quasi una tredicesima.
Il cuscinetto per uno stipendio che salta. Ti fa guadagnare il tempo per risolvere senza decidere di fretta.
Il fondo minimo completo: circa 6.700 € sulla spesa mediana ISTAT 2024. Protegge dalla perdita del lavoro e da una malattia lunga.
Sicurezza piena. Puoi cercare un altro lavoro senza accettare il primo che capita, reggere una malattia lunga, affrontare un guasto serio.
Il piano, passo per passo
Le buone intenzioni senza un meccanismo non arrivano da nessuna parte. Questi cinque passi sono il meccanismo.
- 1.Calcola le tue spese mensili vereSomma tutto: affitto o rata del mutuo, utenze, spesa alimentare, trasporti e carburante, assicurazioni, abbonamenti, salute. È il tuo numero base. Fondo = quel numero × 3, poi × 6. Se non lo conosci, un mese di movimenti te lo dice — e spesso gli abbonamenti dimenticati pagano da soli il primo gradino.
- 2.Apri un conto separatoNon sul conto dove passa la spesa quotidiana. Un conto deposito libero, o un secondo conto in un'altra banca: serve una piccola barriera, non un muro.
- 3.Imposta un bonifico ricorrentePer il giorno dopo l'accredito dello stipendio: automatico, senza decisione da prendere ogni mese. L'importo può essere anche 40 euro. «Paga prima te stesso» funziona solo se a farlo è la banca, al posto tuo.
- 4.Dai una destinazione alle mensilità aggiuntiveTredicesima e, se il contratto collettivo la prevede, quattordicesima: decise a gennaio, non a dicembre. È la parte che cambia i tempi da anni a mesi. Lo stesso vale per il rimborso del 730 o un premio di risultato.
- 5.Guarda il saldo salire, una volta al meseVedere il numero crescere rende più difficile intaccarlo. Non serve controllare ogni giorno: cinque minuti al mese per verificare che il bonifico sia partito bastano.
Gli errori più comuni
Anche con le migliori intenzioni si sbaglia. Questi sei errori sono quelli che rallentano il fondo o lo fanno sparire.
- 1.Tenerlo sul conto correnteSe sta dove passano spesa, domiciliazioni e pagamenti con carta, prima o poi viene consumato. Un conto separato è la barriera che serve.
- 2.Mettere via «quello che avanza»A fine mese non avanza quasi mai niente. Il bonifico ricorrente il giorno dopo lo stipendio risolve il problema alla radice: metti via prima di spendere.
- 3.Lasciare evaporare la tredicesimaDicembre è il mese dei regali, dei saldi imminenti e delle tasse che tornano. Senza una destinazione decisa prima, la mensilità aggiuntiva sparisce e ricomincia l'attesa di un anno.
- 4.Usarlo per spese che non sono emergenzeUn'occasione, un weekend, un modello nuovo: non sono emergenze. Il fondo serve solo per quello che non puoi rimandare senza conseguenze.
- 5.Investirlo per farlo rendere di piùRendimento più alto significa anche valore che oscilla. Il fondo deve essere noioso: la sua funzione è esserci, non crescere.
- 6.Non ricostruirlo dopo averlo usatoDopo un prelievo molti si prendono una pausa dal risparmio. Ma un fondo dimezzato protegge a metà: riattiva il bonifico subito, con una data e un importo.
Conviene costruire il fondo se ho un mutuo?
È la domanda più frequente, e la fonte di parecchie decisioni sbagliate. La logica dice: «ho un mutuo, meglio estinguere prima quello». Matematicamente sta in piedi. Ma lascia fuori un pezzo: il rischio.
Se rimborsi in fretta senza riserva e arriva una spesa imprevista, devi accendere un altro debito. Quasi sempre più caro di quello che stavi estinguendo: carta revolving, prestito personale, cessione del quinto. Invece di avvicinarti alla fine, ci sprofondi.
Non è una situazione di nicchia. In Italia il 14,5% delle famiglie paga un mutuo — circa 3,8 milioni di nuclei (ISTAT, 2024) — e l'importo medio richiesto sui nuovi mutui nel 2023 è stato di 144.659 euro (CRIF). Con una rata di quelle dimensioni, restare senza reddito e senza fondo è lo scenario da evitare per primo.
L'ordine che funziona
- →Prima un fondo minimo da uno a tre mesi di spese
- →Poi il rimborso aggressivo del debito più costoso (di norma il credito al consumo, non il mutuo)
- →Solo alla fine il fondo pieno da sei mesi
Con un mutuo a tasso basso le due cose si possono portare avanti in parallelo: la rata pesa meno, quindi accantonare non ti allontana granché dall'estinzione. I nuovi mutui italiani del 2023–2024 sono stati stipulati a tassi intorno al 3,7–4,8%; chi ha acceso il mutuo anni prima, a tasso fisso basso, si trova in una situazione diversa.
Come aiuta Martia a costruire il fondo di emergenza?
Costruire un fondo richiede due cose: sapere quanto puoi mettere via e farlo con regolarità. Il secondo punto lo risolve un bonifico ricorrente. Il primo richiede di conoscere le tue spese vere — ed è lì che quasi tutti si bloccano.
I movimenti arrivano da soli
Martia si collega al conto tramite l'open banking: lo standard europeo, regolato dalla direttiva PSD2, che permette a un'app di accedere ai movimenti in sola lettura, senza chiedere le credenziali della banca. I pagamenti con carta, i bonifici e gli addebiti diretti SEPA finiscono nella categoria giusta da soli, e la spesa mensile vera compare senza trascrivere niente. Se vuoi vedere come funziona il collegamento passo per passo, l'abbiamo spiegato in come collegare il conto corrente a un'app.
Il fondo e la vita quotidiana nella stessa schermata
Se tieni il fondo su un conto separato — e dovresti — i due saldi restano visibili insieme: quanto c'è sul conto corrente, quanto c'è nel fondo, come sta andando la spesa del mese. In Italia il conto dello stipendio e quello del risparmio stanno spesso in banche diverse: Intesa Sanpaolo, UniCredit, BancoPosta, Banco BPM, BPER e Fineco sono i nomi che compaiono più spesso sugli estratti conto. Per confrontare gli strumenti disponibili, c'è la comparazione delle app per il bilancio familiare 2026.
La disciplina sta nell'automatismo
Dopo il collegamento iniziale non c'è niente da inserire a mano: il bonifico parte da solo e i movimenti arrivano da soli. Quello che resta da fare è controllare che la somma sia salita e rimettere in moto il bonifico se un mese salta. Il fondo non chiede attenzione quotidiana, chiede un meccanismo che gira anche nei mesi in cui non ci pensi.
Martia — l'IA con cui parli dei tuoi soldi
Chiedi in italiano «quanto ho speso davvero al mese quest'anno?» o «quanto ho già nel fondo?» e la risposta arriva dai movimenti veri del tuo conto. Senza Excel, senza scrivere niente a mano.
Raccomandazione rapida
- Primo obiettivo: 500 € su un conto separato — copre la maggior parte delle emergenze piccole e tiene lontana la carta revolving
- Acceleratore italiano: tredicesima (e quattordicesima) intera al fondo — denaro che non passa dal bilancio mensile: nessun taglio alla spesa corrente
- Dove tenerlo: conto deposito libero, mai vincolato — disponibile in giorni; interessi tassati al 26%, bollo di 34,20 € l'anno sopra i 5.000 € di giacenza media
- Obiettivo finale: da 3 a 6 mesi di spese — circa 6.700 € sulla spesa familiare mediana e circa 16.500 € sui sei mesi della media (ISTAT, 2024)
Domande frequenti
Fondo di emergenza: quanto serve davvero?
Da tre a sei mesi delle tue spese, non del tuo stipendio. Il conto si fa sulle uscite: affitto o rata del mutuo, utenze, spesa alimentare, trasporti, assicurazioni, abbonamenti. Secondo l'ISTAT, nel 2024 una famiglia italiana ha speso in media 2.755 euro al mese, con una mediana di 2.240 euro: da lì un fondo tipico va dai 6.700 euro circa (tre mesi sulla mediana) ai 16.500 euro circa (sei mesi sulla media). Chi vive da solo ha bisogno di molto meno, perché il riferimento sono le sue spese e non quelle di un nucleo intero. Con un contratto a tempo indeterminato tre mesi bastano; con partita IVA, contratto a termine o un mutuo in corso, punta a sei.
Dove conviene tenere il fondo di emergenza in Italia?
In un posto separato dal conto corrente di tutti i giorni, da cui i soldi tornino disponibili in giorni e non in mesi. Le due soluzioni più usate in Italia sono un conto deposito libero, con le somme sempre disponibili, e un secondo conto in una banca diversa da quella dello stipendio: la piccola scomodità di dover fare un bonifico è parte del meccanismo. Sugli interessi si paga l'imposta sostitutiva del 26%, mentre i titoli di Stato sono tassati al 12,5%, e sopra i 5.000 euro di giacenza media scatta l'imposta di bollo di 34,20 euro l'anno. Da evitare: lasciare il fondo sul conto corrente, dove si consuma senza accorgersene, e i vincoli con penale, che tocca rompere proprio nel mese in cui i soldi servono.
Come si inizia se non si è messo via nulla?
Da un obiettivo piccolo e raggiungibile: 500 euro. Bastano per una gomma da cambiare, una caldaia che si ferma o una visita che non puoi rimandare, ed è la soglia che tiene lontana la carta di credito revolving. Poi si sale per gradini: 1.500 euro, un mese di spese, tre mesi, sei mesi. Ogni gradino è protezione vera, non un numero simbolico. Apri un conto separato e imposta un bonifico ricorrente per il giorno dopo l'accredito dello stipendio: 50 euro al mese costruiscono il primo gradino in dieci mesi. Conta più la regolarità dell'importo. E se non sai quanto puoi mettere via, guarda un mese di movimenti prima di decidere la cifra.
La tredicesima serve per costruire il fondo di emergenza?
Sì, ed è l'acceleratore più efficace che esista in Italia. Con una precisazione onesta: la tredicesima non è denaro in più. È già dentro la RAL, la retribuzione annua lorda, e la busta paga ordinaria vale grosso modo la RAL divisa per tredici. Non guadagni di più: ricevi una parte dello stipendio tutta insieme. E funziona proprio per questo, perché quel denaro non passa mai dal bilancio mensile, quindi destinarlo al fondo non toglie niente alla spesa corrente. Per mettere via la stessa cifra un mese alla volta servirebbe un accantonamento fisso per tutto l'anno. Se il contratto collettivo prevede anche la quattordicesima, le mensilità da destinare diventano due. La condizione è una sola: decidere la destinazione prima che arrivino.
Quanto tempo ci vuole per costruire un fondo di emergenza?
Dipende da quanto metti via e da cosa fai con le mensilità aggiuntive. Un esempio con numeri italiani: 1.600 euro netti al mese (la mediana stimata sta tra 1.500 e 1.700 euro, stime secondarie su dati ISTAT, 2024) su tredici mensilità fanno 20.800 euro l'anno. Al ritmo medio di risparmio delle famiglie italiane, il 9,0% rilevato dall'ISTAT nel 2024, sono 1.872 euro l'anno: un obiettivo da 6.700 euro arriva così in circa tre anni e mezzo. Destinando invece la tredicesima intera al fondo e aggiungendo 60 euro al mese si arriva a 2.320 euro l'anno, cioè allo stesso obiettivo in circa 35 mesi. Con anche la quattordicesima si scende intorno ai venti mesi.
Conviene risparmiare se ho un mutuo o un prestito?
Sì, e con un debito in corso conviene ancora di più. Senza riserva, la prima spesa imprevista ti costringe a chiedere altro denaro, quasi sempre più caro di quello che stai già rimborsando: carta di credito revolving, prestito personale, pagamento a rate. Invece di avvicinarti alla fine del debito, ci sprofondi dentro. L'ordine che funziona è: prima un fondo minimo da uno a tre mesi di spese, poi il rimborso aggressivo del debito più costoso, e solo alla fine il fondo completo da sei mesi. In Italia il 14,5% delle famiglie paga un mutuo (ISTAT, 2024) e l'importo medio richiesto sui nuovi mutui nel 2023 è stato di 144.659 euro (CRIF): con una rata di quelle dimensioni, restare senza reddito e senza fondo è lo scenario da evitare per primo.
Posso usare il fondo di emergenza e come lo ricostruisco?
Puoi e devi: il fondo esiste per essere usato. Emergenza è la perdita del lavoro, una malattia, una riparazione senza la quale non riesci a vivere o a lavorare. Non lo sono i saldi, il Black Friday o un weekend fuori. Dopo averlo usato, riattiva il bonifico ricorrente e ricostruisci quello che hai speso prima di prendere nuovi impegni fissi. Non trattare il prelievo come un fallimento: se hai attinto al fondo invece di accendere un prestito, il fondo ha fatto esattamente il lavoro per cui esiste. L'unica cosa che serve davvero è un piano di ricostruzione deciso dal primo giorno, con una data e un importo, non una buona intenzione generica.
Quale app aiuta a seguire il fondo di emergenza in Italia?
Per sapere quanto ti serve devi prima sapere quanto spendi davvero ogni mese, ed è lì che quasi tutti si fermano. Le app della banca mostrano solo i conti di quella banca, quindi il conto dello stipendio e il conto dove tieni il fondo restano su schermate diverse. Martia collega conto corrente e conto deposito tramite l'open banking, cioè lo standard europeo che permette a un'app di accedere ai movimenti in sola lettura, senza chiedere le credenziali della banca. I movimenti finiscono nella categoria giusta da soli e i due saldi stanno nella stessa schermata. Chiedi in italiano quanto hai speso il mese scorso e la risposta arriva dai movimenti veri, non da una stima scritta a mano.
Fonti
- ISTAT (2025). Le spese per i consumi delle famiglie — Anno 2024 (spesa media 2.755 €/mese, mediana 2.240 €/mese). istat.it
- ISTAT (2025). Condizioni di vita e reddito delle famiglie — reddito netto familiare mediano 2.503 €/mese e soglia di rischio di povertà 1.030 €/mese per una persona (anno di reddito 2023). istat.it
- ISTAT (2025). Conti nazionali per settore istituzionale — propensione al risparmio delle famiglie, 9,0% nel 2024 (8,2% nel 2023). istat.it
- CRIF (2024). Importo medio richiesto sui nuovi mutui in Italia nel 2023 (144.659 €). crif.it
- Agenzia delle Entrate. Imposta sostitutiva sulle rendite finanziarie (26%, 12,5% sui titoli di Stato) e imposta di bollo sui conti (34,20 €/anno sopra i 5.000 € di giacenza media). agenziaentrate.gov.it