Come dividere le spese in coppia con stipendi diversi, anche senza conto cointestato

La quota proporzionale al reddito con un calcolatore, la tredicesima nel conto, un conguaglio a trimestre invece di quaranta trasferimenti al mese, e la risposta a conto cointestato o separato.

Aggiornato a ottobre 2026. Con stipendi diversi, il modo più equo di dividere le spese in coppia è in proporzione al reddito. Con 1.800 € e 1.200 € netti e 2.000 € di spese comuni, uno versa 1.200 € e l'altra 800 €: tutti e due mettono il 67% dello stipendio. A metà sarebbero il 56% e l'83%.

Non serve un conto cointestato per farlo. Serve un elenco di cosa è comune, un criterio deciso insieme e un posto dove tutti e due vedete i numeri. Il problema, di solito, non sono i soldi: è che ognuno vede metà delle spese di casa e discute con metà delle informazioni. Qui sotto trovi il calcolatore, il calcolo passo per passo e i casi in cui va adattato: tredicesima, convivenza, matrimonio, mutuo intestato a uno solo, partita IVA.

I punti chiave

  • Stipendi diversi, quota proporzionale: con 1.800 € e 1.200 € netti la divisione equa è 60/40, non metà per uno
  • Tredicesima e quattordicesima vanno spalmate su dodici mesi prima di calcolare la proporzione
  • Conto cointestato o separato: per molte coppie funzionano i conti separati più, al massimo, un conto comune solo per le spese fisse
  • Un conguaglio a trimestre, non quaranta al mese — distribuite le spese fisse invece di saldare ogni scontrino
  • Tra coniugi l'articolo 143 del Codice civile chiede già di contribuire in relazione alle proprie sostanze e capacità di lavoro

Calcola la vostra quota: metà e metà o in proporzione

Inserite i due stipendi netti in busta paga, quante mensilità ricevete in un anno e le spese comuni del mese. Il calcolatore spalma tredicesima e quattordicesima su dodici mesi e mette una accanto all'altra le due divisioni: a metà e in proporzione al reddito, con la parte di stipendio che ognuno mette e quella che gli resta. I valori di partenza sono quelli dell'esempio di questa guida.

Al mesePersona 1Persona 2
Netto medio (mensilità aggiuntive spalmate su 12 mesi)1.800 €1.200 €
A metà: quota sulle spese comuni1.000 €1.000 €
A metà: quanto dello stipendio se ne va55,6%83,3%
A metà: quanto resta per sé800 €200 €
In proporzione al reddito: quota sulle spese comuni1.200 € (60%)800 € (40%)
In proporzione: quanto dello stipendio se ne va66,7%66,7%
In proporzione: quanto resta per sé600 €400 €

Se conoscete solo la RAL, il calcolo dello stipendio netto vi dà il netto mensile da inserire; per sapere quanto vale la mensilità di dicembre c'è il calcolo della tredicesima. Il calcolatore non salva nulla: i numeri restano nel vostro browser.

Come dividere le spese con stipendi diversi: il calcolo proporzionale

La divisione proporzionale al reddito è quella in cui ogni persona copre la percentuale delle spese comuni che corrisponde al suo peso nel reddito totale della coppia. L'obiettivo non è pareggiare gli euro: è pareggiare lo sforzo che ogni euro rappresenta. È la risposta a chi cerca come dividere le spese in base allo stipendio.

Perché metà per uno smette di essere equo

«Ma noi abbiamo sempre diviso a metà e non è mai successo niente.» Se i redditi sono simili, tenetevela: è più semplice e non c'è niente da correggere. Il problema arriva quando la differenza è grande. Uno porta a casa 1.800 € netti, l'altra 1.200 €. Spese comuni: 2.000 € al mese tra affitto o rata, spesa alimentare, utenze e trasporti. A metà, ognuno mette 1.000 €: a chi guadagna 1.800 € ne restano 800 per sé, a chi guadagna 1.200 € ne restano 200. Uno può andare a cena fuori, l'altra conta i caffè. Non è una divisione a metà: è una divisione in cui una persona mette l'83% dello stipendio per abitare nella stessa casa. Se volete capire dove si colloca il vostro netto rispetto agli altri lavoratori, c'è la pagina sullo stipendio medio in Italia.

Spese comuni: 2.000 € al meseChi guadagna 1.800 €Chi guadagna 1.200 €
A metà: quota1.000 € (56% dello stipendio)1.000 € (83% dello stipendio)
A metà: resta per sé800 €200 €
In proporzione (60/40): quota1.200 € (67% dello stipendio)800 € (67% dello stipendio)
In proporzione: resta per sé600 €400 €

Esempio di calcolo su netti mensili medi; percentuali arrotondate. Nostra elaborazione.

Il calcolo in quattro passaggi

  1. Calcolate i netti medi. Netto in busta paga per numero di mensilità, diviso dodici. Con dodici mensilità tutti e due: 1.800 € + 1.200 € = 3.000 € di reddito della coppia.
  2. Calcolate la percentuale. 1.800 / 3.000 = 60%. 1.200 / 3.000 = 40%.
  3. Applicatela alle spese comuni. 2.000 € × 60% = 1.200 €. 2.000 € × 40% = 800 €.
  4. Verificate lo sforzo. Tutti e due mettono il 67% di quello che guadagnano e restano con 600 € e 400 € per sé. Cifre diverse, peso uguale.

Chi paga cosa: per non trasferirsi soldi ogni mese

Invece di mandarvi denaro a vicenda, distribuite spese fisse concrete finché i totali tornano con la proporzione. Nell'esempio:

  • Chi guadagna 1.800 € paga affitto o rata (900 €), luce, gas e acqua (160 €), internet e telefoni (60 €) e assicurazioni (70 €): totale 1.190 €.
  • Chi guadagna 1.200 € paga la spesa alimentare (550 €), trasporti e carburante (180 €) e il margine per gli imprevisti (80 €): totale 810 €.

La differenza rispetto al calcolo perfetto è di 10 € al mese. Ignoratela, oppure chiudetela con un conguaglio di 30 € a fine trimestre. Il punto è che non ci sono dodici trasferimenti l'anno per sistemare 10 €. Se volete organizzare anche la parte personale dello stipendio, dal giorno dell'accredito in poi, c'è la guida su come gestire lo stipendio.

Tredicesima, quattordicesima e cambi di stipendio

La proporzione cambia sempre: aumenti, cambio di lavoro, congedo parentale, un trimestre magro di fatture. Ricalcolatela ogni sei mesi, o appena uno stipendio cambia di oltre il 10%. Tredicesima e, dove prevista, quattordicesima arrivano in una o due mensilità concentrate: usate il netto medio su 12 mesi, altrimenti dicembre e giugno vi falsano il conto. Se la quattordicesima ce l'ha uno solo, conta: con 1.800 € su 14 mensilità contro 1.200 € su 12, le medie diventano 2.100 € e 1.200 € e la divisione passa da 60/40 a circa 64/36, cioè 1.273 € contro 727 € su 2.000 € di spese.

Tre modi di dividere le spese comuni in coppia

I criteri che funzionano nella pratica sono tre. Nessuno è giusto in assoluto: quello giusto è quello che riuscite a tenere per un anno senza tornare a litigarci. Se il nodo non è il calcolo ma il modo di parlarne, la guida su come gestire i soldi in coppia parte da lì.

CriterioCome funzionaPer chiCosa va storto di solito
Metà per unoSommate le spese comuni e dividete per dueRedditi similiCon redditi diversi soffoca chi guadagna meno
Proporzionale al redditoOgnuno copre la quota che il suo reddito rappresenta sul totaleStipendi diversi o entrate irregolariNessuno ricalcola più quando gli stipendi cambiano
Ibrido (conto comune solo per le fisse)Ognuno versa la sua quota; gli addebiti escono da lìCoppie con molte spese fisse stabiliUn conto in più: tutti e due vedete tutto e c'è l'imposta di bollo

Il nostro consiglio di partenza: proporzionale con i conti separati. Passate all'ibrido solo se siete stanchi di gestire addebiti in due banche, sapendo cosa comporta un conto in più.

Quanto spendete davvero per la casa?

Prima di dividere, serve sapere quanto c'è da dividere. Chiedi a Martia in italiano «quanto ho speso per casa e spesa alimentare negli ultimi tre mesi?»: la risposta arriva dai movimenti veri dei conti collegati, già in categoria. Senza foglio di calcolo, senza scontrini da ricopiare.

Parla con Martia

Conto cointestato o separato: cosa conviene?

Per la maggior parte delle coppie conviene tenere i conti personali separati e, se le spese fisse sono tante, aprire un conto cointestato usato solo per quelle. Il conto cointestato per tutto funziona quando redditi e abitudini sono simili; i conti solo separati funzionano se avete diviso chi paga cosa e guardate i numeri insieme. Avere due conti non è diffidenza, e un conto in comune non garantisce la fiducia.

SoluzioneA favoreContro
Conto cointestato per tuttoUn solo posto, trasparenza totaleOgni caffè è visibile; più difficile con redditi molto diversi
Conti separatiAutonomia, niente da riorganizzareNessuno vede il totale se non lo guardate insieme
Separati più conto comune per le fisseLe spese di casa escono da un posto, il resto resta privatoUn conto in più e, sopra i 5.000 € di giacenza media, l'imposta di bollo di 34,20 € l'anno

Perché tante coppie tengono i conti separati

Non è una stranezza. Secondo il bunq European Survey (2025) il 39% delle coppie giovani nel Regno Unito tiene i soldi separati, la quota più alta d'Europa nello stesso studio; per l'Italia un dato equivalente non è pubblicato. I motivi si ripetono: le seconde unioni, con assegni di mantenimento e figli di una relazione precedente; la partita IVA, con entrate irregolari e imposte da accantonare; e chi convive da poco e non vuole prendere decisioni difficili da disfare. Nello stesso studio bunq, il 42% delle coppie conviventi in Francia ammette di nascondere delle spese al partner: quasi mai per malafede, quasi sempre perché non esiste un posto neutro dove i numeri compaiano senza che qualcuno debba annunciarli.

Se aprite il conto comune per le fisse

Ognuno versa la sua quota il giorno dello stipendio, e affitto o rata, luce, gas, telefonia e assicurazioni escono da lì con l'addebito diretto SEPA, quello che sull'estratto conto leggete come ADDEBITO SDD (sui più vecchi, RID). Spostate tutti gli addebiti in una volta sola: per vedere quali sono agganciati a un conto ci sono le guide alle domiciliazioni su Intesa Sanpaolo e su UniCredit. E decidete quanto deve restare sul conto comune come cuscinetto: la guida su quanti soldi tenere sul conto corrente aiuta a fissare la cifra.

Come dividere le spese in convivenza: cosa entra nel conto comune

In convivenza la domanda che blocca quasi tutti è sempre la stessa: il caffè che prendiamo insieme è comune o è di ciascuno? La risposta onesta è che non ha importanza. Conta mettersi d'accordo una volta su tre grandi gruppi invece che su venti sottocategorie.

Le 3 Categorie Comuni di Martia

1. Casa. Tutto ciò che paga il tetto: affitto o rata del mutuo, spese condominiali, luce, gas, acqua, internet, assicurazioni, TARI, piccole riparazioni. Cambia poco da un mese all'altro.

2. Quotidiano. Spesa alimentare, prodotti per la casa, trasporti, carburante, farmacia, pasti fuori in due. Qui sta tutta la variazione del mese, ed è qui che una vista automatica vale di più: nessuno annoterà a mano il passaggio alla Conad o all'Esselunga.

3. Futuro. Fondo di emergenza, vacanze, estinzione anticipata del mutuo e, quando arrivano, i figli. È la categoria che sparisce per prima quando nessuno la guarda. Quanto pesa un bambino sul bilancio lo trovate in quanto costa un figlio al mese e, per il primo anno, in quanto costa un neonato.

Il resto, dai libri all'hobby che l'altro non capisce, resta privato: non è una quarta categoria, sono i soldi di ciascuno, senza giustificazioni.

Due cose da sapere se convivete

Chi firma il contratto d'affitto e chi è intestatario delle utenze resta l'unico obbligato verso il proprietario e i fornitori, qualunque cosa vi siate detti: se l'affitto lo divide la coppia ma il contratto è a nome di uno, il conguaglio dell'altro va fatto con puntualità, non «quando capita». E tra conviventi i soldi non hanno le tutele del matrimonio. Se volete mettere l'accordo per iscritto, la legge 76/2016 prevede il contratto di convivenza, che può indicare le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo. Va redatto con un notaio o un avvocato.

Come dividere le spese di casa tra coniugi

Tra marito e moglie la legge indica già il criterio. L'articolo 143 del Codice civile dice che entrambi i coniugi sono tenuti, «ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo», a contribuire ai bisogni della famiglia. È lo spirito della divisione proporzionale, con una cosa in più: riconosce anche il lavoro di cura in casa, che non compare in nessuna busta paga. Per le unioni civili la legge 76/2016 prevede lo stesso dovere.

Il regime patrimoniale è un'altra faccenda. In mancanza di una scelta diversa è la comunione dei beni (articolo 159 del Codice civile), altrimenti la separazione: decide di chi sono i beni acquistati durante il matrimonio, non come dividete la spesa della settimana. Il bilancio di casa si organizza con qualsiasi regime. Per le questioni patrimoniali vere, come l'acquisto di una casa, conviene sentire un notaio: questa è educazione finanziaria, non consulenza legale.

Il caso più comune tra coniugi è quello in cui uno lavora part-time o resta a casa con i figli per qualche anno. Lì la divisione «a metà» non ha senso, e anche quella proporzionale va letta con il 143 in mente: chi porta meno euro può portare più lavoro di cura. Mettetelo sul tavolo prima, non al primo litigio.

Coppie e soldi in Italia: i numeri

3.187 €spesa media mensile di una coppia senza figli, 35–64 anni (ISTAT, 2025)
2.642 €reddito netto mediano mensile delle famiglie, 31.704 € l'anno (ISTAT, redditi 2024)
8,0%propensione al risparmio delle famiglie consumatrici (ISTAT, 2025)
39%delle coppie giovani nel Regno Unito tiene i soldi separati (bunq, 2025)

Fonti: ISTAT, Spese per consumi delle famiglie 2025, ISTAT, Condizioni di vita e reddito delle famiglie 2024-2025, bunq European Survey 2025

Quanto margine resta da dividere

Secondo l'ISTAT, nel 2025 una coppia senza figli tra 35 e 64 anni ha speso in media 3.187 € al mese, compreso l'affitto figurativo: il valore d'uso della casa di proprietà, che dal conto non esce mai. I dati per età e voce di spesa sono nella pagina su quanto spende una coppia al mese.

Qui conta l'altro lato del conto, le entrate: il reddito netto mediano delle famiglie è di 31.704 € l'anno, circa 2.642 € al mese (ISTAT, redditi 2024). E il margine è sottile: le famiglie consumatrici hanno risparmiato l'8,0% del reddito disponibile nel 2025, secondo i conti per settore dell'ISTAT nell'edizione di ottobre 2026, che ha rivisto il 2024 all'8,2%. Quanto di quel risparmio resta fermo sui conti, per età e per regione, lo mostra la pagina su quanti soldi hanno gli italiani in banca.

Ecco perché, in Italia, discutere di come dividere le spese non è un esercizio di ragioneria. Con questo margine una divisione sbilanciata non lascia una persona con meno respiro: la lascia a zero. Nel nostro esempio a metà, chi guadagna 1.200 € resta con 200 € al mese, e la soglia di rischio povertà per una persona sola è di 1.103 € al mese (ISTAT, redditi 2024). Se in casa entrano 1.500 o 2.000 € in tutto, i conti voce per voce sono nella guida su come vivere con 1500 euro al mese. Se non sapete ancora dove finiscono i soldi di entrambi, partite da lì: le uscite invisibili che si mangiano il mese spiegano buona parte della differenza prima di qualsiasi divisione.

Che cos'è la contabilità mentale?

Termine introdotto dall'economista Richard Thaler (1985, premio Nobel per l'economia nel 2017): trattiamo il denaro in modo diverso a seconda del «cassetto» mentale in cui lo mettiamo, anche quando è lo stesso euro. In una coppia con conti separati l'effetto è prevedibile: quello che esce dal mio conto sembra un costo reale, quello che esce dal conto dell'altro sembra astratto. È la ragione per cui due persone oneste ricordano lo stesso mese in modo diverso.

Satispay e BANCOMAT Pay: quando saldare diventa il problema

In Italia i soldi tra partner si muovono in due tocchi: Satispay, BANCOMAT Pay, un bonifico istantaneo. È troppo comodo, ed è proprio questo il rischio: quando saldare costa due tocchi, si finisce per saldare tutto. La spesa, la cena, il taxi, la farmacia. Il contesto spiega perché capita adesso: nel 2024, per la prima volta, in Italia i pagamenti elettronici hanno superato il contante per valore delle transazioni (Osservatorio Innovative Payments, Politecnico di Milano). Tutto passa dal conto, quindi tutto è saldabile all'istante.

Trenta o quaranta «mandami la metà» al mese fanno due danni. Il primo: l'estratto conto di entrambi diventa un elenco illeggibile di trasferimenti reciproci, in cui l'affitto non si distingue più dal rimborso di 4,50 € del caffè. Il secondo, peggiore: ogni acquisto diventa una piccola trattativa.

La regola del conguaglio trimestrale

L'alternativa è strutturale. Ogni persona è responsabile di spese fisse concrete il cui totale corrisponde già alla sua quota, come nell'esempio del calcolo. Le differenze piccole si accumulano e si chiudono con un conguaglio a trimestre: quattro trasferimenti l'anno invece di quattrocento.

Due note pratiche. Gli addebiti diretti restano agganciati al conto di chi è responsabile di quella spesa: non spostateli a ogni ricalcolo, cambiate piuttosto chi paga cosa alla revisione semestrale. E i pagamenti verso la pubblica amministrazione, quelli che sull'estratto conto leggete come PAGOPA o F24, dalla TARI al ticket sanitario, compaiono senza nome di esercente: decidete chi segue quali, o passerete il trimestre a chiedervi cosa fosse quel pagamento di 87 €.

Il rituale dei 10 minuti: come farlo funzionare davvero

Mettere in piedi la divisione è il lavoro di una sera. Poi la si tiene con dieci minuti alla settimana. L'ordine dei passaggi conta: partire dallo strumento invece che dall'elenco è la strada più veloce per mollare al terzo mese.

Passo 1: l'elenco di cosa è comune

Carta e penna, dieci minuti, nessuna app. Affitto o rata, condominio, utenze, spesa alimentare, trasporti, figli, assicurazioni. I casi dubbi, dall'abbonamento in streaming al regalo per i suoceri, si decidono adesso, una volta per tutte.

Passo 2: la proporzione

Netto medio di uno più netto medio dell'altra, con le mensilità aggiuntive spalmate su dodici mesi. Se i due redditi sono simili restate su metà per uno; se sono diversi, usate il calcolatore in cima alla pagina.

Passo 3: chi paga cosa

Assegnate spese fisse a ciascuno finché i totali tornano con la proporzione. È questo passaggio che elimina i trasferimenti mensili, la micro-irritazione che uccide questi sistemi al terzo mese.

Passo 4: i numeri in un posto solo

Collegate i conti a un'app di open banking: lo standard europeo introdotto dalla direttiva PSD2, che obbliga le banche a dare accesso ai movimenti a chi il cliente autorizza. L'autorizzazione si dà nella pagina ufficiale della banca e l'app riceve solo la lettura dei movimenti: non può disporre bonifici. Collegare il conto corrente a un'app spiega il passaggio. In Martia chi ha l'account può poi aggiungere il partner come membro, da Impostazioni: vede le stesse spese e usa la stessa chat, senza poter collegare banche o gestire l'abbonamento.

Passo 5: dieci minuti, una volta a settimana

Domenica sera, un caffè, tre numeri: casa, quotidiano, futuro. Non è un regolamento di conti: è osservazione. Dopo quattro settimane si vede dove scappano davvero i soldi. Se uno degli obiettivi della categoria Futuro è la riserva per gli imprevisti, la guida al fondo di emergenza dice quanto ve ne serve in due.

Casi difficili: «ma la nostra situazione è complicata»

La divisione proporzionale con i conti separati risolve la maggior parte delle situazioni. Ce ne sono quattro in cui servono aggiustamenti, e sono proprio le più comuni.

Il mutuo è intestato a uno solo

Succede spesso quando uno ha comprato casa prima della relazione. In Italia paga un mutuo circa il 17,6% delle famiglie che vivono in una casa di proprietà, 3,4 milioni, con una rata media di 565 € al mese (ISTAT, 2025). Separate due cose: la rata, che è il costo di avere dove vivere ed entra nelle spese comuni come ci entrerebbe un affitto, e l'estinzione anticipata di quota capitale, che costruisce patrimonio a nome di una persona sola. La rata corrente si divide in proporzione, le estinzioni anticipate restano all'intestatario. Per vedere come cambia la rata con tasso e durata c'è il calcolo della rata del mutuo.

Uno dei due è in congedo parentale

La proporzione si aggiusta da sola, ma calcolatela includendo l'indennità come reddito. Se l'indennità è di 700 € e l'altro guadagna 1.800 €, la proporzione diventa circa 72/28, non 100/0. Un contributo piccolo mantiene il senso di partecipazione meglio di un'esenzione totale. Segnate anche la data in cui la proporzione torna in revisione.

Uno dei due ha la partita IVA

Calcolate la proporzione sulla media degli ultimi sei-dodici mesi, non sul mese in corso, e al netto di imposte e contributi da versare. Nel regime forfettario l'imposta sostitutiva è del 15% (5% per i primi cinque anni di nuova attività, fino a 85.000 € di ricavi) e i contributi INPS vanno aggiunti a parte. Altrimenti la proporzione esce gonfiata e il mese della scadenza diventa una crisi domestica.

I conti sono in banche diverse

L'app di una banca, di solito, mostra i conti di quella banca: una coppia con lo stipendio in Intesa Sanpaolo e gli addebiti in UniCredit guarda due app e vede due mezze fotografie. Qualche banca aggiunge i conti delle altre, come fa Intesa Sanpaolo con XME Banks nell'internet banking, ma solo per chi ha un prodotto suo. Un'app di open banking legge i movimenti di banche diverse nello stesso posto, con l'autorizzazione di chi è titolare di ciascun conto: come funziona lo spiega la guida all'aggregatore di conti correnti.

Una nota sull'onestà dei numeri

I riferimenti nazionali di questa guida vengono dall'ISTAT e servono a dare la scala: il vostro bilancio non deve somigliare alla media italiana, deve somigliare a quello che avete deciso voi. Le cifre degli esempi sono esempi, non raccomandazioni. Questa è educazione finanziaria, non consulenza: ogni coppia è diversa.

Martia: l'IA con cui parlate dei soldi di casa

Chiedi in italiano «quanto abbiamo speso al supermercato a settembre?» oppure «quali sono le nostre spese fisse?»: la risposta arriva dai movimenti veri dei conti collegati. E se volete guardare gli stessi numeri in due, aggiungi il partner come membro del tuo account. Niente foglio di calcolo, niente discussioni a memoria.

Parla con Martia

Raccomandazione rapida

  • Criterio più equo con stipendi diversi: proporzionale al reddito — con 1.800 € e 1.200 € netti la divisione è 60/40
  • Conto cointestato o separato: separati, più un conto comune solo per le fisse — autonomia sul personale, un posto solo per la casa
  • Conguagli: uno a trimestre — mai uno per ogni acquisto: distribuite le spese fisse
  • Per sapere quanto c'è da dividere: Martia — risponde in chat su quanto spendete per casa e quotidiano, dai movimenti veri

Domande frequenti

Come dividere le spese in coppia con stipendi diversi?

In proporzione al reddito: ognuno copre la parte delle spese comuni che corrisponde al suo peso sul reddito della coppia, così tutti e due mettono la stessa percentuale dello stipendio. Esempio: uno guadagna 1.800 € netti al mese, l'altra 1.200 €, in tutto 3.000 €, cioè 60% e 40%. Con 2.000 € di spese comuni il primo versa 1.200 € e la seconda 800 €: due terzi dello stipendio a testa, e restano 600 € e 400 € per sé. Dividendo a metà, invece, il primo metterebbe il 56% e la seconda l'83%, restando con 200 €. Se le mensilità sono diverse, per esempio la quattordicesima solo per uno, calcolate la proporzione sulla media dei dodici mesi.

Conto cointestato o separato: cosa conviene alla coppia?

Per la maggior parte delle coppie conviene una via di mezzo: conti personali separati e, se le spese fisse sono tante, un conto cointestato usato solo per quelle, dove ognuno versa la sua quota il giorno dello stipendio. Il conto cointestato per tutto funziona quando redditi e abitudini sono simili e nessuno dei due tiene all'autonomia sulle piccole spese. I conti solo separati funzionano se vi siete divisi chi paga cosa e guardate i numeri insieme. Il costo da mettere in conto: un conto in più, tutti e due vedete ogni movimento e, sopra i 5.000 € di giacenza media, l'imposta di bollo di 34,20 € l'anno.

Come si dividono le spese in una convivenza?

Come in qualsiasi coppia, con un elenco di cosa è comune (affitto, utenze, spesa, trasporti), un criterio deciso insieme e un controllo ogni tanto. Due accortezze tipiche della convivenza: chi firma il contratto d'affitto e chi è intestatario delle utenze resta l'unico obbligato verso il proprietario e i fornitori, qualunque cosa vi siate detti, e i soldi tra conviventi non hanno le tutele del matrimonio. Se volete mettere l'accordo per iscritto, la legge 76/2016 prevede il contratto di convivenza, che può indicare le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo. Va fatto con un notaio o un avvocato.

Come dividere le spese di casa tra marito e moglie?

Tra coniugi la legge indica già il criterio: l'articolo 143 del Codice civile chiede a entrambi di contribuire ai bisogni della famiglia «ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo». È lo spirito della divisione proporzionale, e riconosce anche il lavoro di cura in casa. Per le unioni civili la legge 76/2016 prevede lo stesso dovere. Il regime patrimoniale, comunione o separazione dei beni, decide di chi sono i beni acquistati durante il matrimonio, non come dividete la spesa della settimana. Per questioni patrimoniali vere, come l'acquisto di una casa, conviene sentire un notaio: questa è educazione finanziaria, non consulenza legale.

Come facciamo i conguagli senza mandarci soldi tutto il giorno?

In Italia i soldi tra partner si spostano con Satispay o BANCOMAT Pay, che muovono denaro con il numero di telefono, oppure con un bonifico istantaneo. Il problema non è lo strumento, è la frequenza: una coppia che salda ogni spesa e ogni cena arriva a decine di micro-trasferimenti al mese e trasforma la relazione in un conto corrente. L'alternativa che dura è strutturale: ognuno si prende in carico spese fisse concrete il cui totale corrisponde già alla sua quota, e resta al massimo un conguaglio a trimestre per la differenza. Un trasferimento ogni tre mesi invece di quaranta al mese. Lo strumento in Italia non manca: Satispay ha superato i 5,3 milioni di utenti e i 400.000 esercenti convenzionati (2024–2025).

Come entra la tredicesima nel calcolo della proporzione?

La tredicesima, e dove il contratto la prevede anche la quattordicesima, non arriva spalmata sui dodici mesi: si presenta come una somma a dicembre e, quando c'è, tra giugno e luglio. Se calcolate la proporzione con la busta paga di dicembre davanti, esce sbagliata per tutto l'anno. Usate la media dei dodici mesi: netto mensile per numero di mensilità, diviso dodici. Se tutti e due avete la tredicesima, la proporzione non cambia; se la quattordicesima ce l'ha uno solo, sì. Con 1.800 € su 14 mensilità contro 1.200 € su 12, per esempio, la divisione passa da 60/40 a circa 64/36. E decidete prima cosa fa quella somma quando arriva.

E se uno dei due ha la partita IVA e incassa in modo irregolare?

Calcolate la proporzione sulla media degli ultimi sei-dodici mesi, mai sul mese in corso. C'è un dettaglio che quasi tutte le coppie dimenticano: una parte di quello che entra sul conto di chi ha la partita IVA non è suo, sono imposte e contributi in attesa di scadenza. Considerate il reddito al netto di quella riserva, altrimenti la proporzione esce gonfiata e il mese della scadenza diventa una crisi domestica. Nel regime forfettario l'imposta sostitutiva è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di nuova attività fino a 85.000 € di ricavi, e i contributi INPS vanno aggiunti a parte: quella percentuale va accantonata a ogni incasso, non a dicembre.

Come dividiamo la rata del mutuo se l'intestatario è uno solo?

Per la banca chi ha firmato è chi deve, e questo non cambia per un accordo tra voi. Per il bilancio comune, invece, la rata è una spesa di casa esattamente come un affitto: entra nell'elenco comune e si divide con il criterio che avete scelto. Vale la pena separare due cose: la rata corrente, che è il costo di avere un tetto, e l'estinzione anticipata di quota capitale, che costruisce patrimonio intestato a una persona sola. Una soluzione che regge: la rata corrente si divide in proporzione e le estinzioni anticipate restano a carico dell'intestatario. Riguarda circa 3,4 milioni di famiglie, con una rata media di 565 € al mese (ISTAT, 2025).

Il partner vede tutte le mie spese se usiamo Martia insieme?

Vede quello che sta nell'account che condividete, niente di più. In Martia chi ha l'account può aggiungere il partner con il suo indirizzo email, da Impostazioni, nella sezione Membri dell'account: il partner vede e usa quell'account, cioè le spese dei conti collegati e la chat, ma non può collegare banche né gestire l'abbonamento. Quindi il confine lo decide il titolare con i conti che collega: se il conto personale non deve entrare nella vista comune, non va collegato a quell'account. Chi ha anche un account suo passa dall'uno all'altro con Cambia account, e l'accesso si toglie quando si vuole: il titolare rimuove il membro, il membro può uscire.

Fonti

  • ISTAT (2026), Le spese per i consumi delle famiglie, anno 2025 e tavole allegate (prospetto 5, tipologia familiare): coppie senza figli 35–64 anni 3.187 € di media, affitto figurativo compreso; 3,4 milioni di famiglie con un mutuo (17,6% delle proprietarie), rata media 565 €.
  • ISTAT (2026), Condizioni di vita e reddito delle famiglie, anni 2024-2025: reddito netto familiare mediano 31.704 € (circa 2.642 € al mese, redditi 2024); soglia di rischio povertà 13.237 € l'anno, 1.103 € al mese.
  • ISTAT, IstatData, conti nazionali per settore istituzionale (edizione del 1° ottobre 2026): propensione al risparmio delle famiglie consumatrici 8,0% nel 2025, 8,2% nel 2024.
  • Codice civile, articoli 143 e 159, brocardi.it; legge 20 maggio 2016, n. 76 (unioni civili e contratti di convivenza), gazzettaufficiale.it.
  • Osservatorio Innovative Payments, Politecnico di Milano (2025), I pagamenti digitali in Italia: nel 2024 i pagamenti elettronici superano il contante per valore; Satispay oltre 5,3 milioni di utenti e più di 400.000 esercenti convenzionati (2024-2025).
  • bunq (2025), European Survey: il 39% delle coppie giovani nel Regno Unito tiene i soldi separati; il 42% delle coppie conviventi in Francia nasconde delle spese.
  • Thaler, R. H. (1985), Mental Accounting and Consumer Choice, Marketing Science, 4(3), 199-214, doi.org.

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