Fine mese, estratto conto aperto, e una domanda che prima o poi si fanno tutti: gli altri quanto riescono a mettere via? Più di me? Meno? Sono io a sbagliare qualcosa? In media gli italiani risparmiano circa 8 euro ogni 100 di reddito disponibile: l'8,2% nel 2025, secondo l'ISTAT. Ma quella media racconta un paese diviso: nel 2022 più della metà delle famiglie non ha messo da parte nulla (Banca d'Italia). Più sotto trovi quanto hanno da parte le famiglie della tua età e un test da fare con i tuoi estratti conto.
I punti chiave
- Nel 2025 le famiglie consumatrici hanno risparmiato l'8,2% del reddito disponibile (ISTAT), meno della metà del 19,4% del 1995
- Più della metà delle famiglie non ha risparmiato nulla nel 2022 (Banca d'Italia): se ti succede, sei nella situazione più comune
- Per confrontarti usa la mediana: 152.051 euro di ricchezza netta per famiglia a fine 2022, contro una media di circa 296.000 euro (Banca d'Italia)
- Nelle famiglie con capofamiglia sotto i 35 anni il valore mediano delle attività finanziarie era di 5.000 euro (Banca d'Italia, 2022); la regola «uno stipendio annuo a 30 anni» non ha fonti italiane
- Il test dei tre numeri: tasso di risparmio, prova dei 1.000 euro e mesi di autonomia, calcolati sui tuoi movimenti
Quanto risparmiano gli italiani in media?
La propensione al risparmio è la quota del reddito disponibile che le famiglie non spendono in consumi. L'ISTAT la calcola sulle famiglie consumatrici, come rapporto tra risparmio lordo e reddito disponibile lordo (corretto per la variazione dei diritti pensionistici): nel 2025 è stata dell'8,2%, in lieve calo dall'8,3% del 2024 (ISTAT, conti nazionali per settore istituzionale, edizione di aprile 2026).
Detto in modo più semplice: su 100 euro entrati nelle case italiane, al netto di tasse e contributi, circa 8 non sono stati spesi. Il dato trimestrale più recente conferma l'ordine di grandezza: 8,0% nel primo trimestre 2026, al netto della stagionalità, 0,2 punti sopra il 7,8% del quarto trimestre 2025 (ISTAT, luglio 2026).
E in euro, quanto risparmiano gli italiani al mese?
Una cifra mensile ufficiale in euro non esiste: l'ISTAT pubblica solo la quota di reddito risparmiata. A titolo di calcolo, applicando l'8,2% del 2025 al reddito netto mediano delle famiglie, che secondo l'ISTAT era di 2.642 euro al mese nel 2024, si ottengono circa 217 euro al mese. È solo un ordine di grandezza: le due misure usano definizioni di reddito diverse, e nel 2022 più della metà delle famiglie non ha messo da parte nulla (Banca d'Italia).
Il risparmio degli italiani in quattro numeri
Fonti: ISTAT 2026, ISTAT, I trimestre 2026, IstatData, Acri-Ipsos 2025
Da popolo di formiche a quota 8%
Nel 1995, primo anno della serie ISTAT attuale, le famiglie consumatrici risparmiavano il 19,4% del reddito disponibile: oggi la quota è meno della metà. Il minimo è arrivato nel 2012, in piena crisi dei debiti sovrani, con il 6,8%. Poi la pandemia: 15,3% nel 2020, con un picco trimestrale del 19,0% nel secondo trimestre, quando c'era poco da comprare e molta incertezza (ISTAT, serie IstatData 2026).
Propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, in % del reddito disponibile lordo (ISTAT, IstatData e conti per settore istituzionale, edizione di aprile 2026)
| Anno | Propensione al risparmio | Nota |
|---|---|---|
| 1995 | 19,4% | Primo anno della serie attuale |
| 2000 | 11,8% | In cinque anni, quasi 8 punti in meno |
| 2012 | 6,8% | Minimo della serie |
| 2019 | 7,5% | Ultimo anno prima del Covid |
| 2020 | 15,3% | Pandemia: risparmio forzato |
| 2022 | 8,5% | Di nuovo vicino ai livelli pre-Covid |
| 2024 | 8,3% | Stima rivista: la prima diceva 9,0% |
| 2025 | 8,2% | Ultimo dato annuale |
Dal 2022 la propensione è rimasta intorno all'8%, poco sopra il 7,5% del 2019 (ISTAT). Il risparmio forzato dei lockdown non è diventato un'abitudine.
Perché nel 2025 il risparmio è sceso, se i redditi sono cresciuti?
Perché la spesa è cresciuta un po' di più. Secondo l'edizione di aprile 2026 dei conti ISTAT, nel 2025 il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato del 2,4% (32,4 miliardi di euro) e la spesa per consumi del 2,5% (31,5 miliardi), mentre il potere d'acquisto è salito solo dello 0,9%. Quasi tutto il reddito in più è finito in consumi, e la propensione al risparmio è calata di un decimo di punto. Sono stime che l'ISTAT rivede quando arrivano dati più completi, come spiega il riquadro qui sotto.
Perché leggi numeri diversi sul risparmio degli italiani
Chi viene contato. Il dato di riferimento dell'ISTAT riguarda solo le famiglie consumatrici (8,2% nel 2025). Eurostat, per confrontare i paesi, aggiunge le famiglie produttrici, cioè imprese individuali fino a cinque addetti e liberi professionisti, e le istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie (ISP): così l'Italia sale all'11,0% (Eurostat, 2025). Non si contraddicono: nel primo trimestre 2026 l'aggregato allargato dell'ISTAT valeva il 10,8%, lo stesso valore che Eurostat pubblica per l'Italia (ISTAT ed Eurostat, 2026).
Come si misura. I conti nazionali dividono il risparmio di tutte le famiglie per il loro reddito; i sondaggi chiedono alle persone se sono riuscite a mettere qualcosa da parte. Nel 2025 ha risposto di sì il 41% delle famiglie nell'indagine Acri-Ipsos. L'Indagine Intesa Sanpaolo-Centro Einaudi 2026 rileva il 56%, ma intervista solo 1.800 capifamiglia titolari di un conto corrente, e indica che in media si accantona l'11,9% del reddito disponibile.
Quando si misura. Per il 2024 la prima stima era del 9,0%: nell'edizione ISTAT di aprile 2026 è diventata l'8,3%. Il terzo trimestre 2025 era stato annunciato a gennaio 2026 all'11,4%, il livello più alto dal 2009 esclusi gli anni della pandemia, e poi rivisto a circa l'8,7% (ISTAT, luglio 2026). Davanti a qualsiasi cifra, cerca l'anno e l'edizione.
Quanti italiani riescono davvero a mettere da parte qualcosa?
Meno della metà, secondo l'indagine Acri-Ipsos del 2025: il 41% delle famiglie è riuscito a risparmiare parte del reddito negli ultimi dodici mesi, contro il 46% del 2024. Il 37% ha speso tutto quello che è entrato e il 15% ha dovuto attingere ai risparmi accumulati, contro il 34% e il 12% dell'anno prima (Acri-Ipsos, 2025).
Le fonti ufficiali fanno domande diverse e arrivano a quote diverse. Secondo l'ISTAT, nel 2025 il 47,7% delle persone, quasi una su due, ha dichiarato di non essere riuscito a risparmiare nell'ultimo anno (Rapporto annuale 2026). La Banca d'Italia ha rilevato che nel 2022 più della metà delle famiglie ha avuto un risparmio nullo (Indagine sui bilanci delle famiglie). Famiglie, persone e anni diversi: non si leggono come un trend, ma dicono tutte che non riuscire a risparmiare è una condizione molto diffusa.
Il reddito pesa, ma non spiega tutto
Nel quinto delle famiglie con il reddito più basso la quota senza risparmio arrivava al 70%, nel quinto più alto scendeva al 28% (Banca d'Italia, 2022). Nel quinto più povero la spesa media era pari al 105,2% del reddito medio, contro il 55,2% nel quinto con i redditi più alti (Banca d'Italia, 2022). Lì il primo obiettivo non è risparmiare ma smettere di intaccare quello che c'è, come spieghiamo nella guida per gestire i soldi con uno stipendio basso.
Il dato che sorprende è l'altro: anche nel quinto più ricco, più di una famiglia su quattro ha chiuso il 2022 senza mettere via niente (Banca d'Italia). Il reddito conta, ma se non sai dove finisce quello che avanza, sparisce. L'indagine OCSE/INFE del 2023, condotta in Italia dalla Banca d'Italia, aggiunge un tassello: solo il 31,2% degli adulti dice di avere dei soldi avanzati a fine mese, contro il 43,8% della media OCSE.
Più ansia, meno margine
Nel 2025 il 38% degli intervistati da Acri-Ipsos dice di non vivere tranquillo se non mette da parte qualcosa (31% nel 2024), mentre chi risparmia «senza troppe rinunce» è sceso dal 54% al 45% (Acri-Ipsos, 2025). La voglia di risparmiare cresce, la possibilità di farlo si restringe. È la combinazione perfetta per il senso di colpa, che non ha mai fatto risparmiare un euro a nessuno.
Se quest'anno non hai messo via niente
È la situazione più comune in Italia. Colpevolizzarsi non serve: serve capire dove finiscono i soldi. A volte è una spesa fissa cresciuta senza che te ne accorgessi, a volte un reddito che semplicemente non basta. Sono due problemi diversi: per il primo c'è la guida su perché non riesci a risparmiare, per il secondo quella per chi spende più di quanto guadagna.
Quanti soldi hanno da parte le famiglie italiane?
A fine 2022 la ricchezza netta mediana delle famiglie italiane, casa compresa, era di 152.051 euro, e il valore mediano delle attività finanziarie (depositi, titoli, azioni e fondi) di 10.000 euro (Banca d'Italia, Indagine sui bilanci delle famiglie 2022, l'ultima disponibile a settembre 2026).
Risparmio e risparmi non sono la stessa cosa. Il risparmio è un flusso, quanto metti da parte in un anno; i risparmi sono uno stock, quello che hai accumulato. Lo stock si misura con la ricchezza netta: tutto ciò che una famiglia possiede (casa, depositi, titoli) meno i debiti, come il mutuo ancora da pagare.
Nella stessa indagine la media arrivava a circa 296.000 euro: quasi il doppio, perché poche famiglie molto ricche la tirano su. La mediana è la famiglia che sta esattamente a metà, e per confrontarti il riferimento è lei.
Quanto hanno da parte le famiglie italiane nel 2026?
I conti distributivi della Banca d'Italia riallineano i dati dell'indagine ai conti nazionali e correggono la tendenza a dichiarare meno di quello che si possiede. Per il primo trimestre 2026 danno una ricchezza netta mediana di circa 178.000 euro per famiglia e una media di circa 451.000 euro (Banca d'Italia, 2026). Il salto rispetto ai 152.051 euro dell'indagine non è tutto crescita: con lo stesso metodo, la mediana di fine 2022 risultava già di circa 167.700 euro (Banca d'Italia, 2026).
Gli stessi conti, che sono statistiche sperimentali, mostrano quanto la ricchezza sia concentrata: nel primo trimestre 2026 il 10% più ricco ne deteneva il 60,4% e la metà meno abbiente il 7,3%. Per questa metà, casa (73,6%) e depositi (17,5%) valevano oltre il 90% delle attività (Banca d'Italia, conti distributivi 2026).
Dove si colloca la tua famiglia?
Nel 2022 bastavano 20.000 euro di ricchezza netta per superare il 20% più povero delle famiglie; per entrare nel 10% più ricco servivano oltre 545.150 euro (Banca d'Italia, 2022). La scala completa risponde alla domanda «sono nella norma?» meglio di qualsiasi media.
Soglie di ricchezza netta per famiglia a fine 2022, casa compresa e debiti sottratti (Banca d'Italia, Indagine sui bilanci delle famiglie italiane 2022, tav. T15)
| Ricchezza netta della famiglia | Dove ti colloca |
|---|---|
| Fino a 2.200 € | Nel 10% delle famiglie con meno ricchezza |
| Fino a 20.000 € | Nel 20% con meno ricchezza |
| 113.800 € | Confine del 40% con meno ricchezza |
| 152.051 € | Esattamente a metà (mediana) |
| 195.000 € | Confine del 60% |
| 347.348 € | Confine dell'80%: sopra c'è il 20% più ricco |
| Oltre 545.150 € | Nel 10% più ricco |
Dove stanno i soldi: case e conto corrente
A fine 2024 le abitazioni valevano il 44,3% della ricchezza lorda delle famiglie, e i beni reali nel complesso il 52,9% (ISTAT e Banca d'Italia, 2026). Sul lato finanziario, a fine 2025 i depositi pesavano per il 21,6% della ricchezza finanziaria, la quota più bassa dal 2007 (Banca d'Italia, Relazione annuale sul 2025). Attenzione: qui la base è la sola ricchezza finanziaria, quindi le due percentuali non si possono confrontare.
In valore assoluto restano cifre enormi: a luglio 2026 i depositi bancari delle famiglie consumatrici erano circa 1.159 miliardi di euro, dato provvisorio e senza il risparmio postale (Banca d'Italia, 2026). E il 64% degli italiani intervistati da Acri-Ipsos tiene i risparmi liquidi sul conto corrente, mentre solo il 32% ne investe almeno una parte (Acri-Ipsos, 2025).
Risparmi medi per età: quanto hanno da parte gli altri a 30, 40 e 50 anni?
A fine 2022, nelle famiglie con capofamiglia sotto i 35 anni, il valore mediano delle attività finanziarie era di 5.000 euro e quello della ricchezza netta, casa compresa, di 48.005 euro; tra i 55 e i 64 anni si arrivava a 11.858 e 190.616 euro (Banca d'Italia, Indagine sui bilanci delle famiglie 2022). Sono mediane: metà delle famiglie di ogni fascia ha meno. L'indagine, la fonte primaria italiana per questi confronti, classifica le famiglie in base all'età del capofamiglia, cioè la persona con il reddito più alto, che non sempre è chi risponde all'intervista.
Valori mediani per famiglia a fine 2022, per età del capofamiglia (Banca d'Italia, Indagine sui bilanci delle famiglie italiane 2022, tav. T17). Le due colonne sono mediane calcolate separatamente.
| Età del capofamiglia | Ricchezza netta mediana | Attività finanziarie mediane |
|---|---|---|
| Fino a 34 anni | 48.005 € | 5.000 € |
| 35–44 anni | 114.000 € | 8.500 € |
| 45–54 anni | 150.000 € | 9.995 € |
| 55–64 anni | 190.616 € | 11.858 € |
| Oltre 64 anni | 163.115 € | 10.000 € |
| Tutte le famiglie | 152.051 € | 10.000 € |
Tra i 55 e i 64 anni la ricchezza netta mediana è quasi quattro volte quella degli under 35, mentre le attività finanziarie sono più di due volte tanto (Banca d'Italia, 2022): la distanza tra generazioni passa soprattutto dalla casa. Oltre i 64 anni la mediana torna a scendere, e in una fotografia come questa pesano sia i risparmi usati in pensione sia le differenze tra generazioni.
Il reddito cambia molto meno con l'età: nel 2024 il reddito netto mediano delle famiglie con principale percettore sotto i 35 anni era di 31.920 euro, contro i 37.124 della fascia 55–64 (ISTAT). La differenza di ricchezza la fanno in buona parte gli anni di accumulo e la casa.
«Uno stipendio annuo a 30 anni»: da dove viene questa regola?
Online circola una tabella: a 30 anni dovresti avere da parte uno stipendio annuo, a 40 tre, a 50 sei. È una regola empirica che nessuna istituzione italiana pubblica, e non tiene conto di affitto o mutuo, di dove vivi, dei figli, né del TFR che matura senza passare dal conto.
Il riferimento reale, per un under 35, è quello della tabella: a fine 2022, nelle famiglie con capofamiglia fino a 34 anni, il valore mediano delle attività finanziarie era di 5.000 euro, e metà ne aveva meno (Banca d'Italia). Se sei sotto quella cifra non sei «indietro»: sei dove si trova moltissima gente della tua età. Un obiettivo più utile di un multiplo dello stipendio si misura in mesi di spese, ed è il terzo numero del test più avanti.
Quanto hanno da parte le famiglie al Nord e al Sud?
A fine 2022 la ricchezza netta mediana era di 181.500 euro al Nord, 170.000 al Centro e 117.000 nel Sud e nelle Isole (Banca d'Italia). Il divario più forte però non riguarda la casa: il valore mediano degli immobili era di 150.000 euro al Nord e di 102.000 nel Sud e nelle Isole, mentre quello delle attività finanziarie era di 19.460 euro al Nord e di appena 4.001 nel Sud e nelle Isole, circa un quinto (Banca d'Italia, 2022).
Dietro c'è anche il reddito: nel 2024 il reddito netto familiare mediano andava dai 37.086 euro del Nord-est ai 26.404 euro del Sud e delle Isole, il 29% in meno (ISTAT). Chi vive al Sud e si confronta con una media nazionale si sta misurando con il metro sbagliato.
Gli italiani risparmiano più o meno degli altri europei?
Meno, se guardi quanto mettono da parte ogni anno. Di più, se guardi la ricchezza della famiglia tipica, fatta soprattutto di case. Per confrontare i paesi serve la misura armonizzata di Eurostat, che include famiglie produttrici e istituzioni senza scopo di lucro: per questo il dato italiano è più alto di quello ISTAT. Nel 2025 le famiglie italiane hanno risparmiato l'11,0% del reddito disponibile lordo, contro il 14,3% della media UE e il 14,7% dell'area euro (Eurostat, 2025).
Tasso di risparmio lordo delle famiglie, istituzioni senza scopo di lucro comprese, in % del reddito disponibile lordo (Eurostat, tec00131, aggiornamento di luglio 2026). * dato provvisorio.
| Paese o area | 2024 | 2025 |
|---|---|---|
| Germania | 20,0%* | 19,2%* |
| Francia | 17,9%* | non ancora pubblicato |
| Paesi Bassi | 16,7% | 17,4%* |
| Area euro | 14,9% | 14,7% |
| Unione europea | 14,5% | 14,3% |
| Spagna | 12,7% | non ancora pubblicato |
| Italia | 11,2% | 11,0% |
La sorpresa è la Spagna: nel 2019 risparmiava meno dell'Italia, 8,6% contro 10,4%, e dal 2023 l'ha superata (Eurostat).
Ricchi di mattone, poveri di liquidità
Sul patrimonio la classifica si rovescia. Nell'indagine armonizzata della BCE (edizione 2023, dati italiani di fine 2022) la ricchezza netta mediana di una famiglia italiana è di 162.800 euro, più dei 140.100 dell'area euro; ma tra chi possiede attività finanziarie la mediana italiana è di 10.600 euro, contro 16.600 (BCE, HFCS 2023).
Anche il margine di ogni mese è più stretto. Solo il 39,3% delle famiglie italiane ha avuto spese regolari inferiori al reddito nei dodici mesi prima dell'intervista, contro il 44,0% dell'area euro, e tra chi è in affitto si scende al 23,0% (BCE, HFCS 2023).
I 162.800 euro della BCE non sono un aggiornamento dei 152.051 della Banca d'Italia: i dati di partenza sono gli stessi, ma con definizioni armonizzate tra paesi, quindi i due valori non vanno messi a confronto.
La spesa imprevista: una buona notizia
Un dato va controcorrente. Nel 2025 il 25,6% delle persone in Italia non riusciva ad affrontare una spesa imprevista con risorse proprie, meno del 29,2% della media UE e in calo dal 29,9% del 2024 (Eurostat, 2025). L'importo di riferimento non è una cifra tonda: nel report «Condizioni di vita e reddito delle famiglie – Anni 2024-2025» (2026) l'ISTAT lo fissa a circa un dodicesimo della soglia di povertà annua calcolata due anni prima dell'indagine.
Mito e realtà
Mito: «gli italiani sono un popolo di grandi risparmiatori».
Realtà: lo erano. Nel 1995 le famiglie consumatrici risparmiavano il 19,4% del reddito disponibile, nel 2025 l'8,2% (ISTAT, 2026). Resta un patrimonio alto, concentrato nelle case, e una prudenza che si vede nelle emergenze. Ma sul risparmio di ogni anno l'Italia oggi sta sotto la media europea (Eurostat, 2025).
Se vuoi il confronto completo tra paesi europei, lo trovi nella nostra analisi in inglese How much do Europeans save?.
Come capire se stai risparmiando abbastanza?
«Il test dei tre numeri» è un controllo che mette i tuoi movimenti accanto ai dati italiani: quanto risparmi in percentuale, se reggeresti una spesa imprevista da 1.000 euro e per quanti mesi andresti avanti senza stipendio. Ti servono gli estratti conto degli ultimi tre mesi e un po' di pazienza.
Il test dei tre numeri
1. Tasso di risparmio: (entrate − uscite) ÷ entrate, calcolato su tre mesi.
2. Prova dei 1.000 euro: potresti pagare oggi una spesa imprevista di 1.000 euro con soldi tuoi, senza rate e senza prestiti?
3. Mesi di autonomia: risparmi disponibili subito ÷ uscite medie di un mese.
1. Il tuo tasso di risparmio
Somma tutto quello che è entrato in tre mesi e tutto quello che è uscito, poi dividi la differenza per le entrate. Tre mesi e non uno, perché un mese solo è falsato da bollette bimestrali o dalla tredicesima. E i giroconti verso il conto deposito non sono una spesa: sono risparmio. Per fare un esempio: se in tre mesi sono entrati 6.000 euro e ne sono usciti 5.520, hai messo da parte 480 euro, cioè l'8% delle entrate.
Come termine di paragone puoi tenere l'8,2% delle famiglie consumatrici nel 2025 (ISTAT), ma solo come ordine di grandezza: il reddito dei conti nazionali non coincide con quello che vedi sul conto, e comprende voci che non passano da lì, come l'affitto figurativo di chi vive in casa di proprietà. Se sei intorno all'8%, sei nello stesso ordine di grandezza del dato nazionale; se sei a zero, sei in compagnia di tantissime famiglie. Se sei ben sopra l'8%, è un buon segno.
Se stai pensando «con il mio stipendio l'8% è fantascienza», hai ragione a non partire da lì: parti dal tuo numero di oggi, anche se è zero, e guarda se il prossimo trimestre sale.
2. La prova dei 1.000 euro
Domanda secca: se domani arrivasse una spesa imprevista da 1.000 euro, la pagheresti con soldi tuoi, senza rate e senza chiedere a nessuno? Nel 2025 il 74% delle famiglie italiane dice di sì, mentre per una spesa da 10.000 euro la quota scende al 36% (Acri-Ipsos, 2025). Se non passi la prima prova, il primo obiettivo concreto è proprio quello: 1.000 euro su un conto separato. Il resto del fondo di emergenza si costruisce dopo, un passo alla volta.
3. I mesi di autonomia
Dividi i risparmi che puoi usare subito (conto corrente, conto deposito libero) per le uscite medie di un mese: il risultato sono i mesi che reggeresti se lo stipendio si fermasse domani. Per fare un esempio: 4.500 euro disponibili e 1.500 euro di uscite al mese fanno tre mesi di autonomia.
Qui il dato italiano è il più scomodo. Secondo l'indagine OCSE/INFE 2023, su dati raccolti dalla Banca d'Italia, solo il 44,8% degli adulti potrebbe coprire le spese per almeno tre mesi senza la fonte di reddito principale, senza chiedere prestiti né cambiare casa, contro una media OCSE del 49,3%. Nel 2019-20 era il 60,8%: il calo più forte tra i 24 paesi con dati confrontabili, anche se una parte può dipendere dal passaggio dalle interviste di persona a quelle telefoniche (OCSE/INFE e Banca d'Italia, 2023).
La regola pratica indica da tre a sei mesi di spese come fondo di emergenza. Già tre mesi sono un traguardo che in Italia raggiunge meno di un adulto su due (OCSE/INFE, 2023).
Il test, senza fogli di calcolo
Tutti e tre i numeri si calcolano a mano con un foglio di calcolo e un po' di pazienza, soprattutto se hai conti in banche diverse. In alternativa li chiedi. Con Martia colleghi i conti in sola lettura, tramite l'open banking, e fai le domande in italiano: «Quanto ho risparmiato negli ultimi tre mesi?», «Qual è il mio tasso di risparmio da inizio anno?», «Quanti mesi di spese coprirebbero i miei risparmi?». La risposta viene calcolata sui tuoi movimenti reali.
Il test dei tre numeri, fatto sui tuoi movimenti
Chiedi a Martia in italiano quanto hai risparmiato negli ultimi tre mesi, o quanti mesi di spese coprono i tuoi risparmi. La risposta parte dai movimenti del tuo conto.
Tenere i risparmi sul conto corrente conviene?
Il conto corrente è il posto giusto per i soldi che ti servono nel mese e per la prima parte del fondo di emergenza. Per tutto il resto è una scelta costosa: ad agosto 2026 rendeva in media lo 0,32% lordo (ABI), mentre l'inflazione era al 3,3% su base annua (ISTAT, indice NIC, agosto 2026). Detto così sembra astratto. Tradotto in euro, lo è molto meno.
Quanto rendono 10.000 euro fermi (calcolo)
A titolo di calcolo, con i tassi medi ABI di agosto 2026. Sul conto corrente, allo 0,32% lordo, 10.000 euro fruttano 32 euro in un anno; tolta la ritenuta del 26% ne restano 23,68. Con una giacenza media sopra i 5.000 euro si pagano anche 34,20 euro di bollo, e il saldo finale è di 10,52 euro in meno.
Sui nuovi depositi vincolati, al 2,40% lordo medio (ABI, agosto 2026), gli stessi 10.000 euro fruttano 240 euro, che diventano 177,60 dopo il 26% e 157,60 dopo il bollo dello 0,20%. Meglio del conto corrente, ma se i prezzi continuassero a salire del 3,3% l'anno (il dato ISTAT di agosto 2026), dopo un anno ne servirebbero 10.330.
Non è un invito a investire né una consulenza: ogni situazione è diversa. È un invito a sapere quanta liquidità tieni ferma e quanto ti costa. Nel 2025, in media d'anno, l'inflazione era stata molto più bassa: l'1,5% (ISTAT).
Conto, conto deposito, buoni postali, titoli di Stato: le regole
Per chi risparmia contano tre differenze: le tasse sugli interessi, il bollo e chi garantisce i soldi. Gli interessi di conti correnti e conti deposito sono tassati al 26% (Agenzia delle Entrate, circolare 19/E del 2014), quelli di titoli di Stato e buoni fruttiferi postali al 12,5% (MEF e Poste Italiane, regole in vigore nel 2026).
Regole per le persone fisiche in vigore a settembre 2026 (Agenzia delle Entrate, MEF, Poste Italiane, FITD). Per il tuo conto fa fede il documento di sintesi della banca.
| Strumento | Tasse sugli interessi | Imposta di bollo | Garanzia |
|---|---|---|---|
| Conto corrente | 26% | 34,20 € l'anno se la giacenza media supera 5.000 € | FITD fino a 100.000 € per depositante e per banca |
| Conto deposito | 26% | 0,20% l'anno sui vincolati; per i conti liberi verifica il documento di sintesi | FITD fino a 100.000 € per depositante e per banca |
| Buoni fruttiferi postali | 12,5% | Esenti se il valore di rimborso complessivo non supera 5.000 €; altrimenti 0,20% l'anno | Stato italiano |
| Titoli di Stato (BOT, BTP) | 12,5% | 0,20% l'anno sul deposito titoli | Non coperti dal FITD: il rimborso dipende dallo Stato che li emette |
Il bollo sul conto corrente si calcola sommando i conti presso la stessa banca e viene addebitato in proporzione alla periodicità dell'estratto conto: con l'estratto conto trimestrale sono 8,55 euro a trimestre (Agenzia delle Entrate, circolare 48/E del 2012). Il FITD rimborsa entro sette giorni lavorativi e non copre azioni e obbligazioni (FITD, regole in vigore nel 2026). Conto di base, conti cointestati e buoni postali sono spiegati nelle domande frequenti qui sotto.
Il salvadanaio che dimentichi: il TFR
Se sei un lavoratore dipendente, una parte del tuo risparmio si accumula senza passare dal conto. Per il TFR, regolato dall'articolo 2120 del codice civile (testo in vigore nel 2026), ogni anno matura una quota pari alla retribuzione annua divisa per 13,5, e le somme accantonate si rivalutano dell'1,5% fisso più il 75% dell'aumento dell'indice FOI. A titolo di calcolo, su una retribuzione annua di 27.000 euro sono 2.000 euro l'anno.
Quando ti confronti con gli altri, contalo: sono soldi tuoi, anche se li vedi solo a fine rapporto o in un fondo pensione. A fine 2025 gli iscritti alla previdenza complementare erano il 39,9% delle forze di lavoro, ma contando solo chi ha versato contributi nel 2025 la partecipazione scende al 29% delle forze di lavoro (COVIP, Relazione per l'anno 2025).
Quanto risparmiare al mese e come aumentare i risparmi?
Non esiste una percentuale giusta per tutti: le regole pratiche più diffuse parlano del 10-20% del reddito netto, ma restano regole a occhio, senza una statistica dietro. Il punto di partenza utile è il tuo tasso attuale, da alzare un punto alla volta.
Risparmiare di più raramente comincia da un taglio. Comincia da un numero: quanto resta davvero ogni mese, e dove se ne va il resto. Da lì bastano pochi passi, anche un po' noiosi.
- 1.Guarda dove finiscono i soldiTre mesi di movimenti divisi per categoria. Di solito la sorpresa non è una spesa grande, ma la somma di quelle piccole: ne parliamo nella guida su dove finiscono i tuoi soldi.
- 2.Risparmia all'inizio del mese, non alla fineUn bonifico periodico verso un conto separato, il giorno dopo l'accredito dello stipendio. Aspettare quello che avanza funziona di rado: i soldi avanzati a fine mese li ha solo il 31,2% degli adulti in Italia (OCSE/INFE, 2023). Altri metodi pratici nella guida per risparmiare ogni mese.
- 3.Dai una destinazione alla tredicesima prima che arriviÈ denaro che non passa dal bilancio mensile, quindi metterlo da parte non toglie niente alla spesa di tutti i giorni. È uno dei modi più rapidi per costruire il fondo di emergenza.
- 4.Controlla le spese ricorrentiAbbonamenti, domiciliazioni, rinnovi automatici: sono le uscite che nessuno decide più, mese dopo mese. Come trovarle lo spieghiamo nella guida su quanto spendi in abbonamenti.
- 5.Alza il tuo tasso un punto alla voltaLa regola 50/30/20 è una bussola utile, niente di più. Se oggi risparmi il 3%, punta al 5%: il 20% può aspettare.
Se invece ogni mese esce più di quanto entra, parti da lì prima di pensare al risparmio: la guida per chi spende più di quanto guadagna ti dice da dove cominciare. E ricorda il dato da cui siamo partiti: nel 2022 più della metà delle famiglie non ha risparmiato nulla (Banca d'Italia). Non sei indietro. Stai cominciando.
La media nazionale è un riferimento. Il numero che conta è il tuo
Chiedi a Martia «quanto mi è rimasto in media ogni mese quest'anno?» o «dove sono finiti i soldi a settembre?». Risponde in italiano, dai movimenti veri dei tuoi conti, senza fogli di calcolo.
Domande frequenti
Quanto risparmiano in media gli italiani al mese?
Circa 8 euro ogni 100 di reddito disponibile: secondo l'ISTAT, nel 2025 le famiglie consumatrici hanno messo da parte l'8,2% del reddito disponibile, e l'8,0% nel primo trimestre 2026. Una cifra mensile ufficiale in euro non esiste. Per avere un ordine di grandezza si può applicare quell'8,2% al reddito netto mediano delle famiglie, che secondo l'ISTAT era di 2.642 euro al mese nel 2024: si ottengono circa 217 euro al mese. Il risultato è un nostro calcolo, da leggere solo come ordine di grandezza, perché le due misure usano definizioni di reddito diverse. La media, poi, nasconde molto: nell'indagine Acri-Ipsos del 2025 solo il 41% delle famiglie ha detto di essere riuscito a risparmiare negli ultimi dodici mesi.
Quanti soldi ha in media un italiano sul conto corrente?
Nessuna fonte ufficiale pubblica il saldo medio del conto corrente per persona. I dati affidabili sono altri. Secondo l'Indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d'Italia, a fine 2022 il valore mediano delle attività finanziarie delle famiglie, cioè depositi, titoli, azioni e fondi insieme, era di 10.000 euro: metà delle famiglie aveva meno, metà di più. In aggregato, a luglio 2026 i depositi bancari delle famiglie consumatrici erano circa 1.159 miliardi di euro (Banca d'Italia, dato provvisorio). E la liquidità resta la scelta più diffusa: nel 2025 il 64% degli italiani intervistati da Acri-Ipsos teneva i risparmi liquidi sul conto corrente.
Quanto dovrei avere risparmiato a 30 anni?
Non esiste una cifra ufficiale. Una regola che circola online, avere da parte uno stipendio annuo a 30 anni, è un'indicazione empirica che nessuna istituzione italiana pubblica. Il riferimento reale viene dalla Banca d'Italia: a fine 2022, nelle famiglie con capofamiglia sotto i 35 anni, il valore mediano delle attività finanziarie era di 5.000 euro e la ricchezza netta mediana, casa compresa, di 48.005 euro. Metà di quelle famiglie aveva meno. Più che rincorrere un multiplo dello stipendio, conviene ragionare in mesi di spese: la regola pratica suggerisce un fondo di emergenza da tre a sei mesi di uscite, da costruire a tappe, partendo da un primo obiettivo piccolo, come 1.000 euro su un conto separato.
Quanto bisognerebbe risparmiare al mese?
Dipende da reddito, spese fisse e obiettivi, e nessuna istituzione fissa una percentuale giusta per tutti. Le regole pratiche più diffuse parlano del 10-20% del reddito netto, o del 20% nella regola 50/30/20, ma restano indicazioni a occhio. Per confronto, secondo l'ISTAT nel 2025 le famiglie consumatrici hanno risparmiato l'8,2% del reddito disponibile. Il punto di partenza più utile è il tuo tasso attuale: somma entrate e uscite degli ultimi tre mesi e calcola quanto resta in percentuale. Se oggi sei al 3%, arrivare al 5% è un obiettivo concreto; il 20% può venire dopo. E conviene impostare un bonifico periodico il giorno dopo l'accredito dello stipendio, invece di aspettare quello che avanza a fine mese.
Gli italiani risparmiano più degli altri europei?
Ogni anno mettono da parte meno della media europea, ma la famiglia italiana tipica ha accumulato più ricchezza di quella dell'area euro, soprattutto nel mattone. Sulla misura armonizzata di Eurostat, che include anche famiglie produttrici e istituzioni senza scopo di lucro, nel 2025 le famiglie italiane hanno risparmiato l'11,0% del reddito disponibile lordo, contro il 14,3% della media UE e il 19,2% della Germania; secondo la stessa fonte, dal 2023 anche la Spagna ha superato l'Italia. Nell'indagine armonizzata della BCE (edizione 2023), però, la ricchezza netta mediana di una famiglia italiana è di 162.800 euro contro 140.100 nell'area euro, mentre tra chi possiede attività finanziarie la mediana è di 10.600 euro contro 16.600. Ricchi di mattone, poveri di liquidità.
Perché la propensione al risparmio cambia da un anno all'altro?
Per due motivi: il comportamento delle famiglie cambia davvero, e le stime vengono riviste. L'ISTAT pubblica una prima stima e la corregge man mano che arrivano dati più completi su redditi e imprese. Per il 2024 la prima stima era del 9,0%; nell'edizione ISTAT di aprile 2026 è scesa all'8,3%. Il terzo trimestre 2025 era stato annunciato dall'ISTAT a gennaio 2026 all'11,4%, il livello più alto dal 2009 esclusi gli anni della pandemia, e poi rivisto a circa l'8,7%. Quando leggi un dato sul risparmio, controlla sempre anno di riferimento ed edizione. Conta anche la definizione: l'8,2% ISTAT del 2025 riguarda le sole famiglie consumatrici, l'11,0% Eurostat dello stesso anno un perimetro più ampio.
Quando si paga il bollo sul conto corrente?
Per una persona fisica l'imposta di bollo sul conto corrente è di 34,20 euro l'anno e si paga solo se la giacenza media supera i 5.000 euro. La soglia si calcola sommando i conti e i libretti che hai presso la stessa banca, e l'importo viene addebitato in proporzione alla periodicità dell'estratto conto: con l'estratto conto trimestrale sono 8,55 euro a trimestre (Agenzia delle Entrate, circolare 48/E del 2012; Banca d'Italia, «L'economia per tutti», 2026). Il conto di base è esente per chi ha un ISEE non superiore a 11.600 euro (Banca d'Italia, 2026). Su depositi vincolati, deposito titoli e buoni fruttiferi postali il bollo si calcola in un altro modo: è pari allo 0,20% annuo del valore (il cosiddetto 2 per mille), e i buoni sono esenti se il loro valore di rimborso complessivo non supera i 5.000 euro (Poste Italiane, 2026).
I soldi sul conto sono garantiti se la banca fallisce?
Sì, entro un limite. Se una banca va in liquidazione, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) rimborsa fino a 100.000 euro per depositante e per banca, entro sette giorni lavorativi (FITD, regole in vigore nel 2026). Sono coperti conti correnti, depositi liberi e vincolati e certificati di deposito; azioni e obbligazioni no. I conti presso la stessa banca si sommano, mentre un conto cointestato si divide in parti uguali tra i titolari. Le banche di credito cooperativo hanno un proprio fondo con una tutela analoga (Banca d'Italia, «Il conto corrente in parole semplici», 2026). I buoni fruttiferi postali sono garantiti direttamente dallo Stato italiano. Se hai più di 100.000 euro in una sola banca, puoi distribuirli su più istituti senza superare la soglia in nessuno: così restano tutti coperti dalla garanzia.
Come faccio a sapere quanto risparmio io ogni mese?
Il modo più affidabile è guardare i movimenti: la memoria inganna. Prendi tre mesi di estratti conto, somma tutto quello che è entrato e tutto quello che è uscito, escludi i giroconti verso i tuoi conti di risparmio e dividi la differenza per le entrate: il risultato è il tuo tasso di risparmio. Servono tre mesi perché un mese solo è falsato da bollette bimestrali, tredicesima o rimborsi. Se hai conti in banche diverse, il lavoro si allunga parecchio. Con Martia colleghi i conti in sola lettura tramite l'open banking e puoi chiederlo in italiano, per esempio «quanto ho risparmiato negli ultimi tre mesi?»: la risposta viene calcolata sui tuoi movimenti reali.
Fonti
- ISTAT (2026). I conti nazionali per settore istituzionale – Anni 1995-2025 (3 aprile 2026): propensione al risparmio 8,2% nel 2025 e 8,3% nel 2024; reddito disponibile +2,4% e consumi +2,5% nel 2025. istat.it
- ISTAT (2026). IstatData – Indicatori su famiglie consumatrici e società non finanziarie: serie annuale 1995-2025 (edizione aprile 2026) e serie trimestrale (edizione luglio 2026). serie annuale, serie trimestrale
- ISTAT (2026). Conto trimestrale delle AP, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società – I trimestre 2026: propensione al risparmio 8,0%. istat.it
- ISTAT (2026). Comunicati sul III trimestre 2025 (7 gennaio 2026, stima all'11,4%) e sul IV trimestre 2025 (3 aprile 2026, con la revisione del III trimestre). III trimestre 2025, IV trimestre 2025
- ISTAT (2026). Rapporto annuale 2026 – La situazione del Paese: 47,7% delle persone non è riuscito a risparmiare nel 2025. istat.it
- ISTAT (2026). Condizioni di vita e reddito delle famiglie – Anni 2024-2025: reddito netto familiare mediano 2024 per area ed età; soglia della spesa imprevista (circa 1/12 della soglia di povertà annua). comunicato, report, tavole (reddito per area e per età del principale percettore)
- ISTAT (2026). Prezzi al consumo – Agosto 2026 e Dicembre 2025, dati definitivi. agosto 2026, dicembre 2025
- Eurostat (2026). Household saving rate (tec00131), aggiornamento del 27 luglio 2026, e tassi trimestrali del I trimestre 2026. tec00131, euro indicators, nasq_10_ki (valori per paese, I trimestre 2026), metadati tec00131
- Eurostat (2026). Inability to face unexpected financial expenses (ilc_mdes04), EU-SILC 2025. ilc_mdes04
- Banca d'Italia (2024). Indagine sui bilanci delle famiglie italiane nell'anno 2022, fascicolo e tavole (aggiornate a ottobre 2025). fascicolo, tavole
- Banca d'Italia (2026). Conti distributivi sulla ricchezza delle famiglie – 1° trimestre 2026 (statistiche sperimentali). bancaditalia.it
- Banca d'Italia (2026). Relazione annuale sul 2025: depositi al 21,6% della ricchezza finanziaria delle famiglie. bancaditalia.it
- Banca d'Italia (2026). Banche e moneta: serie nazionali (9 settembre 2026), depositi delle famiglie consumatrici. bancaditalia.it
- Banca d'Italia (2026). Il conto corrente in parole semplici (versione di febbraio 2026): conto di base e tutela dei depositi, anche nelle banche di credito cooperativo. bancaditalia.it
- Banca d'Italia (2026). L'economia per tutti – Come risparmiare sul costo del conto corrente? (imposta di bollo di 34,20 euro in vigore nel 2026). economiapertutti.bancaditalia.it
- Banca d'Italia (2023). Indagini sull'alfabetizzazione finanziaria e le competenze di finanza digitale in Italia: adulti (IACOFI 2023). bancaditalia.it
- ISTAT e Banca d'Italia (2026). La ricchezza dei settori istituzionali in Italia 2005-2024. bancaditalia.it
- BCE – Household Finance and Consumption Network (2026). Household Finance and Consumption Survey, wave 2023: tavole statistiche (giugno 2026). ecb.europa.eu
- Acri e Ipsos (2025). 25ª indagine «Gli italiani e il risparmio», sintesi in «Il Risparmio» n. 4/2025. rivista, slide dell'indagine
- Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi (2026). Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026 (comunicato del 15 settembre 2026). group.intesasanpaolo.com
- OCSE/INFE (2023). International Survey of Adult Financial Literacy, Annex D (dati italiani raccolti dalla Banca d'Italia). annex D, rapporto
- ABI (2026). Rapporto mensile – Settembre 2026: tassi medi su conti correnti e nuovi depositi vincolati ad agosto 2026. abi.it
- Agenzia delle Entrate (2014). Circolare n. 19/E del 27 giugno 2014: aliquota del 26% sui redditi di natura finanziaria. agenziaentrate.gov.it
- Agenzia delle Entrate (2012). Circolare n. 48/E del 21 dicembre 2012: imposta di bollo sui conti correnti (34,20 € per le persone fisiche). agenziaentrate.gov.it
- MEF – Dipartimento del Tesoro (regole in vigore nel 2026). FAQ Debito pubblico: come sono tassati i Titoli di Stato? dt.mef.gov.it
- Poste Italiane (regole in vigore nel 2026). Novità sull'imposta di bollo; Buono fruttifero postale ordinario (scheda prodotto). imposta di bollo, buono ordinario
- FITD – Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (regole in vigore nel 2026). I tuoi depositi bancari sono garantiti (opuscolo informativo). fitd.it
- Codice civile (testo vigente, 2026). Art. 2120 – Disciplina del trattamento di fine rapporto. gazzettaufficiale.it
- COVIP (2026). Relazione per l'anno 2025: iscritti alla previdenza complementare. covip.it