Quanti soldi tenere sul conto corrente per stare tranquilli?

Uno o due mesi di spese reali, non un multiplo dello stipendio. Qui trovi i dati ISTAT 2025 per ogni tipo di famiglia, il bollo sopra i 5.000 €, le soglie dei 10.000 e dei 100.000 € e la differenza tra il cuscinetto sul conto e il fondo per gli imprevisti.

La regola pratica è avere sul conto corrente, anche il giorno prima dello stipendio, uno o due mesi di spese reali, più le uscite non mensili in arrivo. Con i dati ISTAT 2025 (pubblicati l'8 ottobre 2026) una famiglia media spende davvero circa 2.171 € al mese, affitti figurativi esclusi: il cuscinetto va da 2.200 a 4.300 € circa. La riserva «per stare tranquilli», il fondo di emergenza, è un'altra cifra e di solito sta altrove. Chi vive da solo arriva a circa 1.530 € al mese, una famiglia di quattro persone a circa 2.930 €. Da tre persone in su, però, due mesi di cuscinetto superano da soli i 5.000 € e fanno scattare il bollo di 34,20 € l'anno.

I punti chiave

  • Il cuscinetto sul conto è uno o due mesi di spese, non di stipendio: è il minimo che resta lì il giorno prima dell'accredito. Per la famiglia media vale da 2.171 a 4.342 € (ISTAT 2025, nostra elaborazione).
  • Nei totali ISTAT (2.782 € al mese in media) ci sono 611 € di affitti figurativi, che dal conto non escono mai: per il cuscinetto conta la spesa pagata, circa 2.171 €.
  • Il bollo costa 34,20 € l'anno se la giacenza media di conti e libretti nella stessa banca supera i 5.000 €; si controlla su ogni estratto conto, non una volta l'anno.
  • Un tetto al saldo non esiste. I 10.000 € che preoccupano tanti riguardano il contante; i 100.000 € sono il limite della garanzia sui depositi, per persona e per banca.
  • «Per stare tranquilli» serve il fondo di emergenza, da tre a sei mesi di spese, separato dal conto. Nel 2025 il 25,6% delle persone in Italia non poteva affrontare una spesa imprevista con le proprie risorse (Eurostat).

Quanti soldi tenere sul conto corrente? La risposta in breve

Il cuscinetto del conto corrente è la somma che non tocchi in un mese normale: quella che resta sul conto il giorno prima dello stipendio. Lo stipendio arriva, si consuma nel mese e il saldo torna al cuscinetto. Se il cuscinetto vale uno o due mesi di spese reali, un mese storto (la bolletta del riscaldamento, la revisione dell'auto, lo stipendio che arriva un giorno dopo l'addebito del mutuo) non ti manda in rosso.

«Uno o due mesi» è una regola pratica, non una norma: è la nostra indicazione, da adattare alla tua situazione. Un mese basta quando lo stipendio è fisso e arriva sempre lo stesso giorno. Due mesi servono quando le entrate cambiano da un mese all'altro (partita IVA, provvigioni, lavoro stagionale) o quando in casa c'è un solo reddito per più persone.

Un errore frequente riguarda la base del calcolo: si moltiplica lo stipendio, oppure la spesa media ISTAT così com'è. Ma il cuscinetto serve a coprire le uscite, e dentro la spesa media ISTAT c'è anche l'affitto che chi vive in casa propria pagherebbe se fosse in affitto, una cifra che dal conto non esce mai. Nella prossima sezione lo togliamo.

Quello che avanza oltre il cuscinetto va altrove: prima nel fondo di emergenza, per cui rimandiamo alla guida su quanto deve essere il fondo di emergenza, poi nei risparmi veri e propri.

Quanto spende davvero una famiglia in un mese (ISTAT 2025, senza affitti figurativi)

Nel 2025 una famiglia italiana ha speso in media 2.782 € al mese per consumi, con una mediana di 2.338 € (ISTAT, 8 ottobre 2026). Di quei 2.782 €, però, 611,44 € sono affitti figurativi: per l'ISTAT sono «una componente non monetaria della spesa per consumi delle famiglie che vivono in abitazione di proprietà», cioè l'affitto che chi possiede la casa pagherebbe se fosse in affitto. Valgono il 22,0% della spesa media e dal conto non escono mai. Togliendoli resta la spesa che si paga davvero: 2.170,92 € al mese, circa 2.171 € (nostra elaborazione su ISTAT, Le spese per i consumi delle famiglie, anno 2025).

Spesa media mensile per numero di componenti e cuscinetto di uno o due mesi, in euro, anno 2025
FamigliaSpesa mediaDi cui affitti figurativiSpesa pagata al meseCuscinetto da 1 a 2 mesiDue mesi superano i 5.000 €?
1 persona2.070,43540,561.529,871.530 - 3.060No
2 persone2.895,94661,452.234,492.234 - 4.469No
3 persone3.306,02663,562.642,462.642 - 5.285Sì
4 persone3.582,58652,932.929,652.930 - 5.859Sì
5 persone e più3.578,53565,523.013,013.013 - 6.026Sì
Tutte le famiglie2.782,36611,442.170,922.171 - 4.342No

Fonte: ISTAT, Le spese per i consumi delle famiglie, anno 2025 (8 ottobre 2026), tavole allegate, prospetti 1 e 4. Colonne «Spesa pagata», «Cuscinetto» e «Due mesi superano i 5.000 €?»: nostra elaborazione (spesa media meno affitti figurativi, per uno e per due mesi).

L'ultima colonna dice una cosa sola: se il cuscinetto di due mesi resta sempre sul conto, la giacenza media non può scendere sotto quella cifra, e quindi supera i 5.000 € della soglia del bollo. Per chi vive da solo o in due, due mesi stanno sotto; da tre persone in su no. Per una famiglia, «tenere due mesi sul conto» e «restare sotto i 5.000 €» sono due obiettivi che non stanno insieme. Come scegliere lo vediamo nell'esempio della famiglia con due figli.

Per tipo di famiglia e per zona

Spesa pagata al mese (spesa media meno affitti figurativi) e cuscinetto di uno o due mesi, in euro, anno 2025
Famiglia o zonaSpesa mediaSpesa pagata al meseCuscinetto da 1 a 2 mesi
Persona sola, 18-34 anni2.042,161.672,091.672 - 3.344
Persona sola, 35-64 anni2.223,391.715,951.716 - 3.432
Persona sola, 65 anni e più1.944,781.338,441.338 - 2.677
Coppia con 1 figlio3.431,152.742,412.742 - 5.485
Coppia con 2 figli3.618,442.957,362.957 - 5.915
Monogenitore2.746,412.158,292.158 - 4.317
Nord-ovest2.974,072.343,262.343 - 4.687
Nord-est3.086,672.431,712.432 - 4.863
Centro3.052,182.339,592.340 - 4.679
Sud2.215,481.724,441.724 - 3.449
Isole2.338,131.809,611.810 - 3.619

Fonte: ISTAT, Le spese per i consumi delle famiglie, anno 2025, tavole allegate, prospetti 4 e 5. «Spesa pagata» e «cuscinetto»: nostra elaborazione.

Tre cose da sapere prima di usare queste cifre. Primo, sono medie: la mediana, che nelle tavole ISTAT c'è solo con gli affitti figurativi dentro, è più bassa (2.338 € per tutte le famiglie, 1.819 € per chi vive da solo), quindi molte famiglie spendono meno di così. Secondo, la rata del mutuo non c'è: l'ISTAT esclude dai consumi «l'acquisto di una casa e di terreni, il pagamento delle imposte», e il rimborso di un mutuo o di un prestito non è un consumo. Se ne hai uno, aggiungi la rata. Terzo, l'ISTAT registra gli acquisti a rate o con carta di credito al momento dell'acquisto; sul tuo conto quella spesa arriva dopo, con l'addebito.

Le cifre cambiano di anno in anno: rispetto al 2024 la spesa media è salita dell'1,0%, meno dei prezzi (l'indice IPCA è salito dell'1,6%), ma per chi vive da solo è passata da 1.932 a 2.070 € (+7,2%), e dai 65 anni in su da 1.794 a 1.945 € (+8,4%). Il dettaglio voce per voce è nelle guide su quanto spende una famiglia al mese, quanto spende una persona al mese e quanto spende una coppia al mese.

Il conto corrente in quattro numeri

2.171 €spesa pagata al mese da una famiglia media, affitti figurativi esclusi (ISTAT 2025, nostra elaborazione)
5.000 €giacenza media oltre la quale si pagano 34,20 € l'anno di bollo (Agenzia delle Entrate)
100.000 €garanzia sui depositi per depositante e per banca (FITD)
25,6%persone in Italia che non potevano affrontare una spesa imprevista con risorse proprie (Eurostat, 2025)

Fonti: ISTAT, spese per consumi 2025, Agenzia delle Entrate, circolare 48/E, FITD, Eurostat, ilc_mdes04

Conto corrente e «stare tranquilli»: due cifre diverse

Il cuscinetto sul conto copre i mesi normali; il fondo di emergenza copre quelli che normali non sono: un lavoro perso, una malattia, un guasto grosso. Quando qualcuno chiede quanti soldi servono in banca «per stare tranquilli», di solito parla del secondo. La regola più diffusa è da tre a sei mesi di spese: sui 2.171 € al mese di spesa pagata dalla famiglia media fa tra 6.500 e 13.000 € circa. Il calcolo completo, mese per mese e per tipo di lavoro, è nella guida sul fondo di emergenza.

Un riferimento istituzionale c'è, e fissa un minimo, non un obiettivo. Sul sito della Banca d'Italia un articolo riporta le parole del Direttore del Comitato per l'educazione finanziaria (EDUFIN): un fondo di emergenza «dovrebbe assicurarci, tempo per tempo, risorse almeno pari a quanto spendiamo in un mese (dall'affitto agli spostamenti, dai pasti alle bollette)», e che «deve essere facilmente accessibile» e usato solo «in caso di imprevisti straordinari» (L'economia per tutti, 15 febbraio 2021). Almeno un mese, quindi, e da usare solo per gli imprevisti: non è il cuscinetto per le bollette.

Tenere le due cifre separate ha un motivo pratico: se il fondo sta sul conto di tutti i giorni, finisce per diventare parte del budget del mese senza che te ne accorga. Per questo di solito si tiene su un conto diverso, o almeno in un salvadanaio separato dentro il conto.

Quante persone non reggerebbero una spesa imprevista

Nel 2025 il 25,6% delle persone in Italia viveva in una famiglia che non avrebbe potuto affrontare una spesa imprevista con risorse proprie, contro il 29,2% della media europea. È un miglioramento netto: nel 2024 la quota italiana era del 29,9% (Eurostat, ilc_mdes04). Per chi vive da solo si sale al 33,2%, e tra chi è sotto la soglia di rischio di povertà al 50,6%. E la cifra in gioco non è enorme: una spesa imprevista di circa mille euro, che nella definizione dell'ISTAT vale circa un dodicesimo della soglia di povertà annua (ISTAT, Condizioni di vita e reddito delle famiglie 2024-2025; nostra elaborazione sulle soglie Eurostat, ilc_li01).

Per avere un termine di paragone: alla fine del 2022 la famiglia italiana tipica tra quelle con un deposito aveva 7.500 € tra conti e libretti, contro i 10.000 € dell'area euro (mediana, BCE, indagine HFCS 2023). Media e mediana, regione per regione e per età, sono nella guida su quanti soldi hanno gli italiani in banca.

Come calcolare quanto tenere sul tuo conto in quattro passi

La cifra giusta per te viene dai tuoi movimenti, non dalla media nazionale. Bastano quattro passi.

  1. Trova la spesa di un mese normale. Somma le uscite degli ultimi tre-sei mesi e dividi per il numero di mesi. Togli i giroconti verso il conto risparmio o il conto deposito: sono soldi spostati, non spesi. Se hai un mutuo o un prestito, la rata è già dentro (al contrario dei dati ISTAT). Se conosci solo la RAL e non il netto in busta paga, il calcolo dello stipendio netto ti dice quanto entra davvero ogni mese.
  2. Scegli uno o due mesi. Uno se lo stipendio è fisso e puntuale; due se le entrate variano o se in casa c'è un solo reddito per più persone.
  3. Aggiungi le uscite non mensili in arrivo prima del prossimo stipendio: la bolletta bimestrale, l'assicurazione dell'auto, la rata della TARI. Se il prossimo addebito della carta di credito sarà più alto del solito, aggiungi la differenza. Gli addebiti diretti attivi li trovi nella lista delle domiciliazioni della tua banca: ci sono le guide per Intesa Sanpaolo e UniCredit. Gli abbonamenti che ti sei dimenticato pesano più di quanto sembri: la guida su quanto spendi in abbonamenti aiuta a ritrovarli.
  4. Arrotonda e confronta con i 5.000 €. Arrotonda per eccesso alle centinaia. Poi stima la giacenza media: se spendi in modo regolare durante il mese, è più o meno il cuscinetto più metà dello stipendio (nostro calcolo). Se il risultato supera i 5.000 €, sai che pagherai il bollo, e puoi decidere se ti sta bene.

Esempio 1: una persona sola, stipendio fisso

Una persona di 40 anni vive da sola, prende 1.900 € netti il 27 del mese e dai movimenti degli ultimi sei mesi risulta che ne spende 1.700 € al mese, vicino ai 1.716 € di spesa pagata che si ricavano dai dati ISTAT per la sua fascia d'età (spesa media meno affitti figurativi, nostra elaborazione). Lo stipendio è fisso, quindi basta un mese: 1.700 €. Prima del prossimo stipendio arriva l'assicurazione dell'auto, 420 €. Il cuscinetto è 1.700 + 420 = 2.120 €, che arrotondato fa 2.200 €: il saldo non dovrebbe scendere sotto quella cifra il giorno prima dell'accredito. Con la regola del passo 4 la giacenza media sta al massimo intorno ai 3.150 € (2.200 più metà dello stipendio, 950 €): sotto i 5.000 €, niente bollo. I 200 € che avanzano ogni mese vanno al fondo di emergenza.

Esempio 2: una coppia con due figli e un mutuo

Due genitori, due figli, un mutuo. Dai movimenti la famiglia spende 3.600 € al mese, rata compresa (per una coppia con due figli i dati ISTAT, al netto degli affitti figurativi, danno circa 2.957 € al mese, rata del mutuo esclusa: nostra elaborazione). Uno dei due stipendi ha una parte variabile, quindi i mesi di cuscinetto sono due: 7.200 €. Nelle prossime settimane arrivano la rata della TARI, 180 €, e un addebito della carta di credito 650 € più alto del solito: in tutto 8.030 €, arrotondati a 8.100 €. Il cuscinetto da solo supera i 5.000 €, quindi il bollo si paga: 34,20 € l'anno, 8,55 € a trimestre se l'estratto conto è trimestrale.

Con un mese solo il cuscinetto scenderebbe a 4.500 € circa, ma aggiungendo metà dei due stipendi la giacenza media resterebbe comunque sopra i 5.000 €. Per molte famiglie il bollo è il prezzo del cuscinetto. È una scelta, non un obbligo: 34,20 € l'anno da una parte, dall'altra il rischio di andare in rosso, con interessi e commissioni, nel mese in cui tutto arriva insieme.

Perché la giacenza media è più bassa del saldo del giorno di paga

La giacenza media è la media dei saldi di ogni giorno del periodo. Il saldo più alto lo vedi il giorno dello stipendio, poi scende. Se spendi in modo regolare, la media è più o meno a metà tra il cuscinetto e il cuscinetto più lo stipendio. Con 3.000 € che restano sempre sul conto e 1.800 € di stipendio la media è circa 3.900 €. Se affitto e rata escono subito dopo l'accredito, la media scende ancora, perché per la maggior parte del mese il saldo è già basso (nostro calcolo).

Come dividere lo stipendio una volta arrivato, tra spese fisse, risparmio e il resto, lo spieghiamo nella guida su come gestire lo stipendio.

Chiedi a Martia quanto spendi in un mese normale

Il primo passo è il più noioso, e Martia lo fa al posto tuo. Chiedile in italiano «quanto spendo in un mese normale?» oppure «quali sono le mie spese fisse e quanto fanno al mese?»: la risposta arriva dai movimenti reali dei conti che hai collegato, mese per mese, con le spese ricorrenti separate dal resto. Da lì il cuscinetto è una moltiplicazione.

Parla con Martia

Quanto tenere sul conto per non pagare il bollo

Per non pagare l'imposta di bollo, la giacenza media di tutti i conti correnti e libretti con la stessa intestazione presso la stessa banca non deve superare i 5.000 € nel periodo dell'estratto conto. Sopra la soglia una persona fisica paga 34,20 € l'anno (100 € chi non è persona fisica), in proporzione al periodo. Le regole sono nella circolare 48/E del 2012 dell'Agenzia delle Entrate, che riporta il decreto del 24 maggio 2012: l'imposta «non è dovuta per gli estratti conto e i rendiconti il cui valore medio di giacenza non supera euro 5.000».

Le regole che quasi nessuno spiega

  • Si controlla a ogni estratto conto, non una volta l'anno. La verifica «deve essere effettuata in occasione di ogni estratto o rendiconto e deve essere riferita al periodo rendicontato». Nell'esempio dell'Agenzia, con estratti trimestrali, 4.000 € di giacenza media nei primi tre trimestri e 60.000 € nel quarto: si paga solo il quarto trimestre, 8,55 €.
  • Si somma tutto quello che hai nella stessa banca. Conti correnti e libretti con la stessa intestazione si considerano insieme. Se il totale supera i 5.000 €, il bollo si applica a ogni rapporto, anche a quello piccolo: due conti nella stessa banca possono voler dire due bolli.
  • Banche diverse non si sommano. E alle Poste i perimetri sono due: i conti BancoPosta da una parte, i libretti postali, emessi da Cassa Depositi e Prestiti, dall'altra.
  • Alcuni conti non contano. Quelli con giacenza media negativa non pagano il bollo e non entrano nella somma; lo stesso vale per il conto di base esente.
  • Il conto di base può essere esente. La Banca d'Italia ricorda che va offerto gratis e senza bollo a chi ha un ISEE fino a 11.600 €. Ai pensionati fino a 18.000 € lordi l'anno spetta gratis, ma senza l'esenzione dal bollo (Il conto corrente in parole semplici, febbraio 2026).
Imposta di bollo per una persona fisica, regole in vigore a ottobre 2026
ProdottoBolloEsente fino a 5.000 € di giacenza media?
Conto corrente bancario o BancoPosta34,20 € l'anno, in proporzione al periodoSì, sommando conti e libretti con la stessa intestazione nella stessa banca
Libretto di risparmio bancario o postale34,20 € l'annoSì: i libretti bancari si sommano ai conti della stessa banca, quelli postali solo tra loro
Conto deposito separato dal conto correnteDi norma 0,20% l'anno sulla somma depositataNo
Conto di base con ISEE fino a 11.600 €EsenteNon entra nella somma

Fonti: Agenzia delle Entrate, circolare 48/E del 2012, circolare 15/E del 2013 e risposta n. 20 del 2025; Poste Italiane, foglio informativo Conto BancoPosta Più (dal 1° ottobre 2026); Banca d'Italia, guida al conto corrente. Per il tuo prodotto fa fede il documento di sintesi.

Sul conto deposito alcune guide sbagliano. Un conto deposito che è un contratto distinto dal conto corrente non segue la regola dei 34,20 € con la soglia: paga il bollo proporzionale dello 0,20% l'anno, come gli altri prodotti finanziari, e la soglia dei 5.000 € non c'è. Il bollo fisso resta per i depositi che servono ad alimentare il conto corrente (circolare 15/E del 2013). Gli interessi, su entrambi, sono tassati al 26% (circolare 19/E del 2014).

Dove trovare la tua giacenza media

Per il bollo conta la giacenza media del periodo coperto da ogni estratto conto. Le banche producono anche la giacenza media annua per l'ISEE, che si calcola diversamente: la somma dei saldi giornalieri divisa sempre per 365 (Agenzia delle Entrate). Le due cifre possono non coincidere.

  • Intesa Sanpaolo. «La giacenza media dell'anno precedente è riportata in ogni estratto conto nel box dedicato, subito dopo il "Dettaglio movimenti del conto corrente"». Gli estratti conto sono in ARCHIVIO – DOCUMENTI e PAGAMENTI nell'app Intesa Sanpaolo Mobile e in ARCHIVIO – DOCUMENTI nell'internet banking; ogni anno arriva anche il documento «Giacenza ai fini ISEE» (FAQ Conti).
  • UniCredit. Nell'app vai su «Documenti», tocca «Richiedi ISEE», scegli l'anno e il tipo di documento tra «Giacenza media» e «Saldo», poi «Continua» per scaricarlo (UniCredit, Banca via Internet).
  • Poste Italiane. Su poste.it, nella pagina «Rilascio Certificazione per dichiarazione ISEE», il pulsante «Richiedi online» rilascia saldo e giacenza media di conti BancoPosta, libretti postali e Postepay con IBAN (poste.it).

C'è un limite ai soldi sul conto? 10.000, 100.000 e le altre soglie

Un limite di legge al saldo del conto corrente non esiste: puoi tenerci la cifra che vuoi. Le soglie di cui si parla sono altre, e ognuna riguarda una cosa diversa.

Le soglie che riguardano chi tiene soldi sul conto
SogliaA cosa si riferisceCosa succede
5.000 €Giacenza media del periodo, per bancaSopra si paga il bollo di 34,20 € l'anno
10.000 €Operazioni in contanti nel mese solareLa banca le segnala all'UIF; il saldo non c'entra
100.000 €Depositi per depositante e per bancaLimite del rimborso del FITD (o dell'FGDCC per le BCC) se la banca va in liquidazione
Oltre 100.000 € per 9 mesiSaldi temporanei da vendita della casa, pensionamento, fine del lavoro, divorzio e pochi altri casiProtetti oltre il limite per nove mesi dall'accredito

Fonti: Agenzia delle Entrate, circolare 48/E del 2012; UIF, comunicazioni oggettive; FITD, garanzia dei depositanti; Banca d'Italia, L'economia per tutti.

I 10.000 € riguardano il contante

Le banche devono segnalare ogni mese all'UIF, l'unità antiriciclaggio della Banca d'Italia, «le operazioni in contante di importo pari o superiore a 10.000 euro, eseguite nel corso del mese solare», anche se fatte con più operazioni da almeno 1.000 € ciascuna. È una regola sui versamenti e prelievi in contanti, non sul saldo. Il saldo, invece, è già noto al fisco qualunque sia: le banche comunicano all'Anagrafe tributaria saldi e movimenti di tutti i conti attivi e, dal 2014, la giacenza media annua (Agenzia delle Entrate, Archivio dei rapporti finanziari). Superare i 10.000 € sul conto, da solo, non fa scattare niente.

I 100.000 € e la garanzia sui depositi

Se una banca va in liquidazione, il Fondo interbancario di tutela dei depositi rimborsa fino a 100.000 € per depositante e per banca, entro sette giorni lavorativi e senza costi. La garanzia copre conti correnti, conti deposito anche vincolati, certificati di deposito, libretti di risparmio e assegni circolari; le carte prepagate solo se hanno un IBAN. Azioni, obbligazioni e pronti contro termine emessi dalla banca no (FITD, FAQ).

  • Il limite è per banca, anche nello stesso gruppo. Intesa Sanpaolo e Isybank, per esempio, compaiono come due banche distinte nell'elenco delle banche aderenti al FITD.
  • Nei conti cointestati il deposito si divide in parti uguali tra i cointestatari, e ognuno è coperto fino a 100.000 €, sommando la sua quota ai conti che ha da solo nella stessa banca.
  • Le BCC hanno un fondo proprio, il Fondo di garanzia dei depositanti del credito cooperativo (FGDCC).
  • Le Poste non aderiscono al FITD: secondo la Banca d'Italia i risparmi depositati alle Poste «non sono protetti dal Fondo ma godono della garanzia dello Stato». Per i libretti, le condizioni di Poste indicano che il libretto è emesso da Cassa Depositi e Prestiti e «assistito dalla garanzia dello Stato italiano» (condizioni generali del Libretto ordinario).

Troppo poco o troppo: cosa costa sbagliare

Con troppo poco sul conto rischi di andare in rosso; con troppo, i soldi fermi perdono valore. Il cuscinetto serve a stare nel mezzo.

Troppo poco: lo sconfinamento

La guida della Banca d'Italia sul conto corrente è chiara. «In caso di sconfinamento, cioè di utilizzo di fondi oltre il saldo senza che ti sia stato concesso un fido (andando "in rosso")», la banca «può applicare, oltre agli interessi, una commissione fissa, cosiddetta di istruttoria veloce (CIV)». E ancora: «se i pagamenti con carta eccedono il saldo disponibile o se gli assegni che hai firmato non sono coperti puoi essere iscritto nella CAI», la Centrale di allarme interbancaria (Il conto corrente in parole semplici). La stessa guida avverte che in caso di sconfinamento «potresti essere segnalato anche nella Centrale dei rischi»: un archivio che però registra i finanziamenti oltre i 30.000 € e quelli più piccoli solo se il cliente è classificato «a sofferenza». Il costo certo dello sconfinamento sono gli interessi e la CIV: le cifre sono nel foglio informativo del tuo conto.

Troppo: i soldi fermi

A settembre 2026 i prezzi al consumo crescevano del 4,2% in un anno, dal 3,3% di agosto, spinti dall'energia: +25,9% i beni energetici regolamentati, +22,2% quelli non regolamentati (ISTAT, indice NIC, dati provvisori; i definitivi escono il 16 ottobre 2026). Nel 2025, in media, l'indice NIC era cresciuto dell'1,5% (ISTAT). Due conseguenze pratiche. Le bollette di quest'inverno vanno contate nel cuscinetto: a settembre i prezzi dell'energia erano molto più alti di un anno prima. E i soldi che stanno sul conto oltre il cuscinetto e il fondo perdono potere d'acquisto ogni mese.

Eppure è l'abitudine più diffusa: nell'indagine Acri-Ipsos 2025 il 64% degli intervistati dice di tenere i risparmi liquidi sul conto corrente (Acri-Ipsos, Gli italiani e il risparmio 2025). Quanto rendono 10.000 € fermi sul conto, tra interessi, ritenuta e bollo, lo abbiamo calcolato nella sezione sui soldi fermi sul conto corrente. Per vedere quanto vale oggi una somma di qualche anno fa c'è il calcolatore della rivalutazione ISTAT.

Dove spostare quello che avanza, senza pensarci

Il modo più semplice per non lasciare troppo sul conto è un bonifico automatico il giorno dopo lo stipendio, per la cifra che supera il cuscinetto. Nelle banche più diffuse si imposta così.

  • Intesa Sanpaolo: «Quando fai un bonifico SEPA o giroconto, se scegli "Operazione ricorrente" puoi impostare il tuo pagamento come periodico» (Bonifico e giroconto online).
  • UniCredit: dall'app e dall'internet banking «puoi impostare un bonifico periodico» (Bonifici online).
  • Poste Italiane: il «Bonifico permanente» invia una cifra fissa con periodicità mensile, bimestrale, trimestrale, semestrale o annuale, fino alla scadenza che scegli; si imposta in Ufficio Postale, su poste.it o nell'App Poste Italiane (Bonifici SEPA e Postagiro).

Intesa Sanpaolo offre anche XME Salvadanaio, che mette da parte in automatico «una parte del saldo creditore» del conto, con un importo e una periodicità giornaliera, settimanale o mensile; si attiva in filiale o nell'internet banking da CONTI - CATALOGO CONTI E LIBRETTI, e le somme «sono sempre disponibili» (FAQ XME Salvadanaio). Va letto per quello che è: una parte del saldo dello stesso conto messa da parte, non un conto separato.

Dove mandare quei soldi dipende dall'obiettivo. Per il fondo di emergenza le opzioni più comuni, con bollo, tasse e garanzie a confronto, sono nella sezione dove tenere il fondo di emergenza. Se hai conti in più banche, il primo passo è vederli tutti insieme: come si fa lo spieghiamo in vedere tutti i conti in un'unica app.

Quanti mesi durano i tuoi soldi?

Chiedi a Martia «quanti mesi di spese coprono i miei conti?»: risponde dai saldi e dai movimenti reali dei conti che hai collegato, non da una stima. Lo stesso calcolo lo trovi nel riquadro «Cuscinetto finanziario» della schermata Patrimonio netto: quanto durano i tuoi saldi con le spese attuali, in mesi.

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Domande frequenti

Quanti soldi bisogna avere in banca per stare tranquilli?

Sono due cifre diverse. Sul conto corrente serve un cuscinetto di uno o due mesi di spese reali, più le uscite non mensili in arrivo: è quello che ti evita di andare in rosso tra uno stipendio e l'altro. La tranquillità vera viene dal fondo di emergenza, da tre a sei mesi di spese, che di solito si tiene fuori dal conto di tutti i giorni. Con i dati ISTAT 2025 una famiglia media spende davvero circa 2.171 € al mese, affitti figurativi esclusi (nostra elaborazione): il cuscinetto vale tra 2.200 e 4.300 € circa, il fondo tra 6.500 e 13.000 € circa. Secondo il Direttore del Comitato per l'educazione finanziaria, citato sul sito della Banca d'Italia, la riserva per gli imprevisti dovrebbe valere almeno quanto si spende in un mese.

Quanto tenere sul conto corrente per non pagare il bollo?

Per non pagare l'imposta di bollo la giacenza media non deve superare i 5.000 €. La soglia si controlla su ogni estratto conto, per il periodo che copre, e somma tutti i conti correnti e i libretti con la stessa intestazione presso la stessa banca (Agenzia delle Entrate, circolare 48/E del 2012). Sopra la soglia una persona fisica paga 34,20 € l'anno, in proporzione al periodo: 8,55 € per un trimestre. La giacenza media è la media dei saldi di ogni giorno, non il saldo più alto: con 3.000 € che restano sempre sul conto e 1.800 € di stipendio spesi con regolarità durante il mese, si sta intorno ai 3.900 € (nostro calcolo). Il conto di base è gratuito ed esente dal bollo per chi ha un ISEE fino a 11.600 € (Banca d'Italia).

Cosa succede se ho più di 10.000 euro sul conto corrente?

Per il saldo in sé, niente di automatico. La soglia dei 10.000 € di cui si parla tanto riguarda il contante: le banche segnalano ogni mese all'UIF della Banca d'Italia le operazioni in contanti da 10.000 € in su eseguite nel mese solare, anche quando sono spezzate in più operazioni da almeno 1.000 € ciascuna. Il saldo è un'altra cosa. Le banche comunicano già all'Anagrafe tributaria saldi e movimenti di tutti i conti attivi e, dal 2014, la giacenza media annua, qualunque sia l'importo: avere 10.000 o 20.000 € sul conto non fa scattare nulla da solo. Con una giacenza media di 10.000 € paghi invece il bollo di 34,20 € l'anno, perché sei sopra i 5.000 €. E se sono soldi che non ti servono nel mese, conviene chiedersi quanto costa tenerli fermi.

Quale cifra non superare sul conto corrente?

Un tetto di legge al saldo non esiste. Le soglie che contano sono due. La prima è 5.000 € di giacenza media: sopra si paga il bollo di 34,20 € l'anno. La seconda è 100.000 €, il limite della garanzia sui depositi per depositante e per banca. Se la banca va in liquidazione, il Fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD) rimborsa fino a quella cifra entro sette giorni lavorativi; per le banche di credito cooperativo c'è un fondo analogo, l'FGDCC, mentre i risparmi depositati alle Poste godono della garanzia dello Stato (Banca d'Italia). Il limite vale per singola banca anche dentro lo stesso gruppo bancario. E se superi i 100.000 € per un motivo preciso, come la vendita della casa, il pensionamento o la fine di un rapporto di lavoro, la parte in più resta protetta per nove mesi dall'accredito.

50.000 euro in banca sono tanti?

Rispetto alla famiglia tipica, sì. A fine 2022 la famiglia che sta a metà tra quelle con un deposito aveva 7.500 € tra conti e libretti, contro i 10.000 € dell'area euro (BCE, indagine HFCS 2023). La media è molto più alta, circa 54.100 € di depositi per famiglia a marzo 2026 (Banca d'Italia, conti distributivi), perché la tirano su le famiglie che hanno molto. Per la famiglia media, che spende davvero 2.171 € al mese affitti figurativi esclusi (ISTAT 2025, nostra elaborazione), 50.000 € valgono circa 23 mesi di spesa: molto più del cuscinetto di uno o due mesi e del fondo di emergenza da tre a sei. Tenuti sul conto corrente pagano il bollo di 34,20 € l'anno, perché la giacenza media supera i 5.000 €, e restano dentro la garanzia di 100.000 € per depositante e per banca. Il dettaglio per età e regione è nella guida su quanti soldi hanno gli italiani in banca.

Ho due conti nella stessa banca: pago il bollo due volte?

Sì, se insieme superano la soglia. Per l'esenzione la banca somma la giacenza media di tutti i conti correnti e i libretti con la stessa intestazione, nello stesso periodo. Se il totale supera i 5.000 €, il bollo si applica a ogni rapporto, anche a quello che da solo non ci arriverebbe. Nell'esempio della circolare 48/E del 2012 dell'Agenzia delle Entrate un conto con 53.000 € nel primo trimestre e un secondo conto fermo a 2.000 € pagano 34,20 € il primo e 8,55 € il secondo. Non entrano nel conteggio i conti con giacenza media negativa e il conto di base esente. I conti in banche diverse non si sommano, e alle Poste i conti BancoPosta e i libretti postali, emessi da Cassa Depositi e Prestiti, si valutano separatamente.

Il bollo si paga anche sul conto deposito?

Sì, ma con un'altra regola. Un conto deposito che è un contratto separato dal conto corrente paga di norma il bollo proporzionale dello 0,20% l'anno sulla somma depositata, non i 34,20 € fissi, e la soglia di esenzione dei 5.000 € non si applica (Agenzia delle Entrate, circolare 15/E del 2013 e risposta n. 20 del 2025). Su 10.000 € fanno 20 € l'anno. Il bollo fisso con la soglia resta per i depositi che servono ad alimentare il conto corrente. Per il tuo prodotto fa fede il documento di sintesi della banca, che riporta l'imposta applicata. Gli interessi, sul conto corrente come sul conto deposito, sono tassati al 26% (circolare 19/E del 2014).

Quanti soldi posso tenere sul conto BancoPosta?

Quanti ne vuoi: il foglio informativo del Conto BancoPosta Più in vigore dal 1° ottobre 2026 non fissa un tetto alla giacenza. Valgono invece le stesse soglie del bollo: lo stesso foglio indica un massimo di 34,20 € l'anno se la giacenza supera i 5.000 €, in proporzione al periodo, e zero sotto la soglia. Per il bollo i conti BancoPosta con la stessa intestazione si sommano tra loro, ma non con i libretti postali, che sono emessi da Cassa Depositi e Prestiti e fanno un conteggio a parte. Sulla protezione, la Banca d'Italia spiega che i risparmi depositati alle Poste non sono coperti dal FITD ma godono della garanzia dello Stato. La giacenza media la trovi nella certificazione ai fini ISEE che si richiede su poste.it.

Quanto tenere sul conto corrente e quanto investire?

Una percentuale giusta per tutti non esiste, e qui non diamo consigli di investimento. Esiste però un ordine sensato: prima il cuscinetto sul conto, uno o due mesi di spese reali; poi il fondo di emergenza, da tre a sei mesi, in un posto separato ma disponibile in pochi giorni. Solo quello che avanza dopo questi due passi è una scelta di investimento, da fare in base a obiettivi, tempi e rischio, meglio con un consulente. Nel frattempo vale la pena sapere quanto tieni fermo: nell'indagine Acri-Ipsos 2025 il 64% degli intervistati dice di tenere i risparmi liquidi sul conto corrente, e a settembre 2026 i prezzi al consumo crescevano del 4,2% in un anno (ISTAT, dato provvisorio).

Fonti

  • ISTAT (2026). Le spese per i consumi delle famiglie, anno 2025, comunicato dell'8 ottobre 2026: spesa media e mediana, affitti figurativi, per numero di componenti, tipologia familiare e ripartizione (prospetti 1, 4 e 5); glossario e nota metodologica. Report (PDF), tavole, comunicato
  • ISTAT (2026). Prezzi al consumo, settembre 2026 (dati provvisori, 30 settembre 2026) e Prezzi al consumo, dicembre 2025 (dati definitivi). settembre 2026, dicembre 2025
  • ISTAT (2026). Condizioni di vita e reddito delle famiglie, anni 2024-2025, glossario (importo di riferimento delle spese impreviste). PDF
  • Eurostat (2026). Inability to face unexpected financial expenses, ilc_mdes04, aggiornato il 17 settembre 2026. ec.europa.eu
  • Eurostat (2026). At-risk-of-poverty thresholds, ilc_li01, aggiornato il 5 ottobre 2026 (soglia per una persona sola, usata per stimare l'importo della spesa imprevista). ec.europa.eu
  • Agenzia delle Entrate. Circolare n. 48/E del 21 dicembre 2012 (imposta di bollo su estratti conto e libretti, esenzione fino a 5.000 €, esempi 4 e 5); Circolare n. 15/E del 10 maggio 2013 (depositi); Risposta n. 20 del 2025 (bollo del 2 per mille); Circolare n. 19/E del 27 giugno 2014 (ritenuta del 26%). 48/E, 15/E, risposta 20/2025, 19/E
  • Agenzia delle Entrate. Archivio dei rapporti con operatori finanziari e Giacenza media annua, pagine consultate a ottobre 2026. Che cos'è, giacenza media
  • Banca d'Italia (2026). Il conto corrente in parole semplici, versione aggiornata a febbraio 2026. PDF
  • Banca d'Italia, L'economia per tutti. Il Fondo interbancario di tutela dei depositi (pagina consultata a ottobre 2026) e Risparmiare e pianificare: l'importanza della prevenzione per far fronte agli eventi inattesi della vita e agli shock finanziari (15 febbraio 2021). FITD, EDUFIN
  • UIF, Banca d'Italia. Comunicazioni oggettive, pagina consultata a ottobre 2026. uif.bancaditalia.it
  • Fondo interbancario di tutela dei depositi. Garanzia dei depositanti, Faq, Banche consorziate, pagine consultate a ottobre 2026. Garanzia, FAQ, banche consorziate
  • Poste Italiane. Foglio informativo Conto Corrente BancoPosta Più (decorrenza 1° ottobre 2026); Libretto di Risparmio Postale Ordinario, condizioni generali (febbraio 2023); Rilascio Certificazione per dichiarazione ISEE e Bonifici SEPA e Postagiro, pagine consultate a ottobre 2026. BancoPosta Più, Libretto ordinario, ISEE, bonifici
  • Intesa Sanpaolo. FAQ Conti, FAQ XME Salvadanaio, Bonifico e giroconto online, pagine consultate a ottobre 2026. Conti, XME Salvadanaio, bonifici
  • UniCredit. Banca via Internet e Bonifici online, pagine consultate a ottobre 2026. Banca via Internet, bonifici
  • BCE (2026). Household Finance and Consumption Survey, wave 2023, tavole statistiche (depositi delle famiglie, mediana). ZIP
  • Banca d'Italia (2026). Conti distributivi della ricchezza delle famiglie, dati al I trimestre 2026 (depositi per famiglia, media). XLSX
  • Acri e Ipsos (2025). Gli italiani e il risparmio 2025. PDF

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